Se c’è una band che ha attraversato l’indie degli ultimi trent’anni senza smettere davvero di essere se stessa, sono i Death Cab for Cutie. Ora tornano con un nuovo capitolo: I Built You A Tower, undicesimo album in studio, in uscita il 5 giugno per ANTI- Records.
La cosa che salta subito all’occhio è un’altra: dopo vent’anni con Atlantic Records, la band di Benjamin Gibbard torna a pubblicare su un’etichetta indipendente. Non è marketing nostalgico: piuttosto sembra il tipo di reset che arriva dopo aver fatto i conti con la propria storia.
Il disco è stato prodotto da John Congleton e registrato in appena tre settimane. Le sessioni si sono divise tra l’Animal Rites di Los Angeles e le case dei membri della band sparse tra Seattle, Bellingham, Los Angeles e Portland. Un processo rapido, quasi da band che vuole fissare un momento preciso prima che passi.
Insieme all’annuncio arriva anche il primo singolo, “Riptides”.
Secondo Gibbard il brano nasce da una sensazione molto specifica: affrontare problemi personali mentre il mondo intorno sembra andare a pezzi. Quando le due cose si sovrappongono, dice, ci si può sentire completamente paralizzati.
Negli ultimi anni i Death Cab hanno passato molto tempo a guardarsi indietro. I tour per i vent’anni di Transatlanticism e Plans sono stati enormi e continuamente sold out. Ma dietro le quinte quel periodo ha avuto anche un peso diverso: Gibbard si è ritrovato a guidare ogni sera sia i Death Cab che The Postal Service su palchi da arena, mentre nella vita privata le cose stavano cambiando drasticamente.
Da lì nasce l’immagine della “torre” evocata nel titolo: un posto mentale dove mettere perdita e dolore per riuscire ad andare avanti. Non sempre funziona perfettamente, ma è il tentativo.
La band racconta che proprio quei tour celebrativi hanno avuto un effetto strano: invece di aumentare la nostalgia, l’hanno svuotata. Come dice Dave Depper, dopo aver rivissuto tutto quel materiale il gruppo è entrato in studio chiedendosi solo una cosa: come catturare quella stessa energia in qualcosa di nuovo.
Il risultato, a quanto pare, è stato tornare a un principio molto semplice. Se alle persone nella stanza piace quello che stanno suonando, allora vale la pena portarlo avanti.
Nel frattempo la band ha annunciato anche un tour autunnale tra Regno Unito ed Europa, che arriva dopo il ciclo di concerti celebrativi e dopo l’ultimo disco in studio, Asphalt Meadows del 2022.
Nuova musica, nuovo giro di concerti, e un’altra fase per una band che continua a muoversi — senza fare troppo rumore, ma senza fermarsi.

Smemorato sognatore incallito in continua ricerca di musica bella da colarmi nelle orecchie. Frequento questo postaccio dal 1998…
I miei 3 locali preferiti:
Bloom (Mezzago), Santeria Social Club(Milano), Circolo Gagarin (Busto Arsizio)
Il primo disco che ho comprato:
Musicasetta di “Appetite for Distruction” dei Guns & Roses
Il primo disco che avrei voluto comprare:
“Blissard” dei Motorpsycho
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Parafrasando John Fante, spesso mi sento sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Ma poi metto in cuffia un disco bello e intuisco il coraggio dell’umanità e, perchè no, mi sento anche quasi contento di farne parte.
