bianconi forever

Dopo aver ascoltato “Forever”, ho trovato davvero difficile parlare del nuovo lavoro di Francesco Bianconi senza prendermi del tempo per chiarirmi le idee. Partirei innanzitutto con una semplice affermazione: se qualche affezionato dei Baustelle vuole provare a cercare qualcosa che ricordi la band in questo album, allora deve demordere sin dal principio. “Forever” non è la storia di Bianconi dopo i Baustelle, o nel mentre; è il suo mondo, in ogni elemento, dalla prima parola all’ultima nota contenute al suo interno. Dopo anni l’autore ha deciso di raccontarlo a tutti, facendosi scoprire singolo dopo singolo, fino ad arrivare all’uscita del disco completo.

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Rispetto ad altri album, dove l’ascolto dall’inizio alla fine senza interruzioni è quasi uno svago, in “Forever” troviamo tutt’altro: è un susseguirsi di pezzi che rende impossibile distrarsi, dove Bianconi vuole richiamare tutta l’attenzione che l’ascoltatore è disposto a dargli, riuscendo completamente nel suo intento grazie a canzoni come L’Abisso o Zuma Beach.

Dopo l’ascolto, non riuscivo a definire con chiarezza ciò che avevo appena finito di sentire, aggettivi su aggettivi, parole su parole, mi risuonavano in testa senza formare una descrizione precisa: malinconico profondo mistico sacro intenso. Ripensandoci, però, non c’è un modo migliore per parlare di ciò che questo album porta con sé, ovvero un vorticoso continuum di sensazioni e storie appartenenti a Bianconi, ma anche ad altre vite, ad altri luoghi, accompagnate dalle note di pianoforti e archi che, pur rischiando a volte di far assomigliare tra di loro i pezzi, si fondono perfettamente con le parole e regalano al disco un forte potere di suggestione che forse altrimenti non avrebbe avuto.

Oltre alle canzoni in italiano, troviamo anche due pezzi in inglese, Go! e The Strenght, forse non tra i più distinguibili dell’album, ma comunque interessanti; a spiccare invece è Faika Llìl Wnhar, quasi una preghiera, una litania, dove le voci vanno a mescolarsi tra di loro perfettamente. Degne di nota sono anche Assassinio Dilettante, dal testo molto intenso, e la stessa Forever che, oltre ad essere il pezzo conclusivo, completamente strumentale, è anche la canzone che dà il nome all’album.

Cosa dire quindi in conclusione? È un lavoro che merita di essere ascoltato, di essere scoperto, perché potrebbe aprirvi il cuore, ma se non rispecchia l’idea che vi eravate fatti negli ultimi mesi, potrebbe anche deludervi. Ogni testo ed ogni melodia rispecchiano ciò che l’autore è realmente; uno stile particolare e d’impatto, un esordio solista che non lascia altra possibilità se non continuare ad ascoltare per conoscere cosa si nasconde nell’interiorità, a volte calma a volte turbinante, di Francesco Bianconi.

Lucrezia Lauteri

 

Photo Credit: Laura Villa Baroncelli

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