coma cose

Se proprio dovessi trovare una nota stonata all’interno della discografia dei Coma_Cose, questa sarebbe la brevità delle sue pubblicazioni. Brevità di lunga data, considerando che “Inverno Ticinese” conteneva tre brani, la raccolta “Fondamenta” sei, l’album “Hype Aura” nove, di cui un intro posto a conclusione, e “Due” come il titolo suggerisce. Anche il nuovo “Nostralgia” non si sottrae a questa consuetudine, componendosi infatti solamente di sette canzoni, di cui il brano conclusivo è solo uno skit. Nonostante ciò, non si può che perdonare questa brevità, dato che il percorso cominciato nel 2017 da Fausto e Francesca non ha ancora avuto alcun cedimento.

La qualità di “Nostralgia” è ancora una volta altissima e ci consegna i Coma_Cose come l’unica e credibile bandiera del nuovo pop italiano, intelligente ed artistico. Innanzitutto questo nuovo lavoro, pur mantenendo fortemente l’identità del duo, si allontana gradualmente dalle origini hip hop, qui presenti soltanto nel primo e nell’ultimo brano. Mille Tempeste, in verità, è più trip che hip hop, e gode di un finale dall’intensità hard con tanto di frase manifesto: «A noi ci importa dell’amore / E fondamentalmente, di altre duemila cose di cui non ci importa niente». La traccia conclusiva, invece, della cultura hip hop riprende solo l’utilizzo dello skit, in questo caso molto post-contemporaneo, con l’inserimento di un messaggio vocale che ci aiuta a capire meglio l’origine del titolo “Nostralgia”.

A proposito di post-contemporaneità, non si può non citare Discoteche Abbandonate, tetro e insieme romantico ritratto di una società un tempo viva, che oggi sembra sempre più destinata alla deriva. La Canzone Dei Lupi e la sanremese Fiamme Negli Occhi sono le due ballate che tributano con amore sincero il grande cantautorato italiano, su tutti Lucio Battisti, ma anche il sempre troppo dimenticato Ivan Graziani (nella prima soprattutto, anche per il titolo).

Ma sono proprio le ultime due tracce a regalarci quelli che forse sono i migliori Coma_Cose di sempre. Novantasei è un tributo stupendo all’alternative rock anni Novanta con il quale tutti noi siamo cresciuti, dalla quasi citazione nel titolo degli Smashing Pumpkins di 1979 al «miele di male» rubato agli Afterhours, dal ritornello epico che ricorda un poco Zeta Reticoli dei Meganoidi, al «perché ho sonno dal novantasei» che ricalca il «quando avevo vent’anni avevo sonno» degli Zen Circus. E ancora il Bloom, dove suonarono i Nirvana nel 1991, per finire con il mood generale che fa di questa canzone la Valvonauta (ovviamente dei Verdena) di questa generazione. In conclusione abbiamo il mix perfetto fra pop commerciale (le descrizioni ricordano infatti Gente Della Notte di Jovanotti) e l’avanguardia (l’atmosfera dolcissima e notturna delle ballad dei Velvet Underground) di Zombie al Carrefour. Un gioiello, ancora una volta. Nient’altro da dire.

Andrea Manenti

 

 

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