Milano, sabato 26 novembre

archiveUn signore sui cinquanta è appoggiato alla colonna di fianco al bar. Si aggiusta il ciuffo bianco e abbraccia la moglie da dietro. Lui è decisamente più alto, lei più grassa: si innamorarono nel ’97 sulle note di “Londinium” degli Archive. Davanti a loro c’è un quarantenne sudato che si ingolla la seconda birra aspettando l’inizio del concerto al Fabrique. Quando uscì “You all look the same to me”, nel 2002, i capillari del viso gli esplosero come fuochi d’artificio. Quanti ricordi, quanti viaggi, quante fotografie iniziano a sbiadirsi. La più carica è la studentessa erasmus con la borsetta a tracolla. È invasata per l’ultimo album, “The False Foundation”, e appena gli Archive salgono sul palco, scatta dal bancone mandando tutti affanculo. Per raggiungere la transenna, versa tre quarti di gin-tonic sulla spalla di un pelato con la maglia dei Nine Inch Nails.

Non è una novità. Quello degli Archive, a più di vent’anni dal loro esordio, è un pubblico eterogeneo e poco adattabile. Per il signore sui cinquanta, la setlist scelta per il live di Milano è un vero e proprio affronto. In scaletta, infatti, non è prevista nemmeno una traccia di quel disco che ha stampato nei suoi ricordi di marito. Anche il quarantenne è perplesso. Attende tutta la sera per sentire Again, una birra dietro l’altra, ma non viene accontentato. La studentessa erasmus, invece, balla come un ossesso sulle scariche kraut di The False Foundation. È la regina della pista, chiama a raccolta le amiche e improvvisa un siparietto tra i nostalgici brizzolati.

I sei londinesi eseguono alla perfezione i loro nuovi cavalli di battaglia. Sotto il solito cappello, Pollard Berrier offre lezioni di classe avvolto in un mantello nero. Dave Pen maneggia chitarra e percussioni lanciando i suoi moniti postatomici. I due frontman si alternano al microfono con Holly Martin, voce eterea e approccio da talent. Ma il vero spettacolo è come sempre Darius Keeler, addetto ufficiale ai sintetizzatori, ballerino solitario, meccanico e compiaciuto.

archiveE poi c’è il contorno, che contorno non è. Alle spalle della band vengono proiettati visual e scenari apocalittici. Mani che implorano aiuto ed eserciti di uomini uguali a se stessi. Durante tutta la prima parte del concerto, un secondo schermo semitrasparente viene calato dall’alto tra il palco e il pubblico. L’effetto tridimensionale immerge gli Archive in un cyberspazio fatto di matrici, gabbie di luce e umanoidi in libera uscita.

Tanto basta a mettere in chiaro che il collettivo inglese non è per nulla intenzionato a guardarsi indietro. Troppo facile tirare a campare rivangando il glorioso passato. L’ultimo disco (qui la nostra recensione) è il migliore da qualche anno a questa parte. Giusto riproporlo per intero in chiave live. Certo, qualche accenno ai vecchi album è d’obbligo. Bullets, You Make Me Feel e la conclusiva Controlling Crowd entusiasmano non solo il signore sui cinquanta. Nemmeno lui, però, ha avuto il coraggio di passare dal merchandise ad acquistare la felpona targata Archive a soli 50 euro.

Paolo Ferrari

SETLIST: Driving in Nails, Sell Out, Stay Tribal, The False Foundation, Crushed, Hatched, Kid Corner, Pulse, Splinters, The Weight Of The World, Bullets, Blue Faces. ENCORE: Bright Lights, (new song), You Make Me Feel, Feel it, Controlling Crowds.