Una gaudente notizia che gli indie-folkers attendevano da un pezzo, finalmente live a Milano A Hawk and A Hacksaw, progetto solista dell’americano Jeremy Barnes già batterista della indie-rock band di culto “Neutral Milk Hotel” che a partire dal 2004, complice l’incontro con la violinista Heather Trost, diventa un duo.
Con all’attivo 7 album (di cui 4 con la prestigiosa label inglese LEAF) e diversi progetti solisti, e dopo aver realizzato le musiche per i film del regista inglese Peter Strickland, gli Hack and Hacksaw tornano questo autunno in Europa e in particolare in Italia (erano assenti dal 2018) per proporre la loro musica gioiosamente malinconica e apolide, capace di fondere umori mitteleuropei, echi mediorentiali e vibrazioni desertiche
In apertura “Swanz the Lonely Cat” progetto solista di Luca Swanz Andriolo già frontman del trio torinese “Dead Cat in a Bag”.
Il suo ultimo disco uscito per Toten Schwan Records ed EEEE e ispirato alla tragedia del Macbeth sposta i suoni e le intenzioni su tonalità più cupe e sperimentali fino a contaminarli con la musica industrial.
Quando? Venerdì 11 Ottobre 2024
Dove? Al Teatro Dei Linguaggi Creativi di Via Eugenio Villoresi 26 a Milano
Quanto Costa? 13 euro +dp Biglietto acquistabile a questo link

memorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica di Pavia e il Babylonia di Ponderano.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
