La storia degli España Circo Este inizia nel 2013 con l’EP “Il Bucatesta”. Il loro sound spazia dal pop al punk, mescolandosi al tango, la cumbia e il reggae. Un mix esplosivo che li ha portati a esibirsi in oltre 700 date tra Italia, Europa e America. L’ultimo album, “Canzoni per la decrescita felice”, risale al 2025. Lo scorso gennaio la band è tornata con il singolo Boicotta il Palazzetto, realizzato in collaborazione con il Duo Bucolico: un brano provocatorio che punta l’attenzione sulla delicata situazione della musica dal vivo in Italia, confermando ancora una volta l’impegno sociale e culturale della band. A questo primo singolo ne sono seguiti altri due: Anni di Merda e Tornerà.
Proprio per Boicotta il Palazzetto, gli España Circo Este, insieme con il Duo Bucolico, riceveranno il premio come “miglior canzone indipendente dell’anno”, nel corso del Mei – Meeting delle etichette indipendenti in programma a Faenza (Ravenna), dall’1 al 4 ottobre. Un’occasione per rivolgere qualche domanda alla band.
A cura di Mattia Sofo e Paolo
Ciao ragazzi, a Faenza ritirerete il premio MEI come “miglior canzone indipendente dell’anno” insieme al Duo Bucolico. Come è nata questa collaborazione?
La collaborazione nasce sicuramente perché entrambe le band sono romagnole e poi perché tutte e due hanno incominciato, e stiamo continuando, a suonare in posti magici che si chiamano rock club, circoli Arci, centri sociali, festival indipendenti, ovvero i luoghi in Italia in cui secondo noi si può sentire la musica vera dal vivo.
Boicotta il Palazzetto fotografa la difficile situazione dei concerti in Italia. Quali sono le libertà e i sacrifici che derivano dalla scelta di portare la vostra musica live resistendo alle logiche dei grandi numeri?
Questa è una domanda complessa, che si presta troppo facilmente alla retorica. Noi facciamo quello che facciamo perché ci piace: sicuramente prima di essere musicisti siamo ascoltatori e abbiamo sempre ascoltato questo tipo di musica in questo genere di posti. Non nei palazzetti, ma nei rock club, nei centri sociali o nei festival indipendenti.
Il vostro nuovo singolo Tornerà ha coinvolto diversi cori popolari. Com’è stato aprire il processo creativo a una voce collettiva?
Per noi la musica è condivisione, è il motivo per cui il palco è il nostro habitat naturale: lì lo scambio e la partecipazione con il pubblico diventano reali. Registrare Tornerà con questi cori è stata un’esperienza bellissima. Sono persone che abbiamo conosciuto proprio ai nostri concerti e che abbiamo voluto al nostro fianco per creare qualcosa che fosse meno “nostro” e più “di tutti”. Volevamo dare vita a un momento di reale aggregazione tra persone magari lontane, ma unite dalle stesse parole e dagli stessi sentimenti.
“Tornerà la voglia di scappare, o di restare anche quando fa male”… Di cosa avete più voglia in questo momento?
Ognuno può trovare la propria risposta, ma per noi oggi la scelta è chiara: restare. In un momento storico così complesso, noi scegliamo di restare, di metterci in gioco, metterci la faccia e continuare a costruire. Forse reagire così a questo periodo è comunque un modo per scappare in un certo senso, un modo di cercare di costruire un posto migliore.
Dopo i recenti tre singoli e le ultime date estive, quali sono i progetti in porto per il prossimo anno?
Il prossimo anno andremo sicuramente in cerca di nuove storie da raccontare, abbiamo una gran voglia di scrivere nuova musica e sentiamo che dentro di noi stanno nascendo molte canzoni.

Mi racconto in una frase: “Il segreto è il whiskey” (dopo aver ottenuto il foglio rosa)
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica: Alcatraz (Milano), Serraglio (Milano), Circolo Ohibò (Milano)
Il primo disco che ho comprato: Doveva essere qualcosa di Ligabue.
Il primo disco che avrei voluto comprare: Pink Floyd – Atom Heart Mother
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: Mi piace andare al cinema da solo.
