Da oggi disponibile il video del primo singolo de La Discoteca, formazione milanese che si presenta al pubblico con il brano Andiamo al Blockbuster. Un ritorno al passato fra sonorità retrowave e tinte neon viaggia nelle atmosfere anni Ottanta per circa tre minuti di autentico dream pop.Per alcuni è la strobo, per altri sono gli occhi chiusi, il sudore sulla fronte e la testa buttata indietro mentre si balla, per altri ancora i drink sbagliati, troppo forti o troppo poco, bevuti in un sorso a bordo pista. Ognuno di noi, nel gioco delle libere associazioni, ha il suo ricordo, la sua polaroid legata alla discoteca, che in musica è stata “labirinto” ed è stata “inferno”, e che oggi, invece, è solo La Discoteca, e in quell’articolo determinativo sta il cuore del nuovo progetto di Stefano Poletti e Gabriella De Vita. Sì, perché La Discoteca è la band new retro wave italiana che brilla come i club di Chicago negli anni Novanta, che mastica chewing- gum dal sapore anni Ottanta, ma che, al contempo, sa cantarvi dell’oggi, dei suoi tormenti, delle sue meraviglie. La Discoteca non ha paura a dirvi che sì, un po’ di nostalgia di quegli anni ce l’ha, ma di quelle che sul volto fanno comparire il sorriso, e nelle gambe ancora un sacco di voglia di ballare. “Andiamo al Blockbuster” racconta la storia d’amore di due ragazze di provincia, in mezzo ai pregiudizi della città. Sullo sfondo il simbolo del conformismo anni ’80. Il Blockbuster per l’appunto, destinato però, come tutti i pregiudizi stupidi, a fallire.

smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
