Quanti concerti dei Tre Allegri Ragazzi Morti avete visto nella vostra vita? Se come me avete perso il conto vi farà piacere scoprire che la band è in forma smaliante. Li abbiami visti a La Sbiellata, la festa di Olgiate Molgora arrivata ormai alla sua decima edizione. Non sono mancati i sing along a perdi fiato, le birre medie, le salamelle alla griglia e i sorrisi.
“Liberi come non mai, proprio come prima della guerra…”
Prima volta che sento dal vivo le canzoni del recente “Sindacato dei Sogni”, arrivato a tre anni da “Inumani” e pubblicato per la Tempesta, etichetta indipendente fondata proprio dai Tre Allegri Ragazzi Morti.
Ne abbiamo scritto qui, il disco rappresenta l’essenza dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che non rompono con il passato, ma a cui presente, futuro e innovazione sono particolarmente cari.
Davide Toffolo, Enrico Molteni, Luca Masseroni e Andrea Maglia salgono sul palco alle 22. Si parte forte con “Caramella” “Calamita” e piano piano si arriva a tutte le canzoni che ci hanno portato qui “Alle Anime Perse”, “Persi nel telefono”, “Il principe in bicicletta”, “Puoi dirlo a tutti”, “Codalunga”. Lacrimoni e telefono acceso per rubare un paio di canzoni e portarcele con noi…nel sottosopra.
Consigliamo di vederli al Woodo Fest, Mercoledì 17 luglio a Cassano Magnago. Qui per i biglietti
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smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
