Il quarto disco di Nicolò Carnesi è un disco in equilibrio. “Ho bisogno di dirti domani” cammina lieve sulle punte lungo un filo sottile che divide due mondi, una linea di demarcazione così fine da farne risultare talvolta impalpabile la separazione, senza per questo far dimenticare che una differenza tra essi esiste.

E del resto cos’altro è, se non proprio questo, che si fa quando si parla di Tempo. Quando si rimbalza tra passato e futuro, cercando di dare un senso a quel che ci passa in mezzo, a quella materia indefinita che convenzionalmente chiamiamo presente; proprio come fa il cantautore siciliano in questo lavoro.

E così l’album scorre tra una traccia che richiama un vecchio ma mai antico Lucio Battisti, e un’altra che mostra tutto il suo legame con artisti ben più vicini (uno su tutti Dente, che del resto Battisti l’ha studiato per bene). Passa da un utilizzo chirurgico dell’autotune a una scrittura e una composizione che conservano un sapore classico, ma che sono in grado di non sembrare mai uguali a niente e nessuno in particolare.

Ma Nicolò, con i nomi in codice con i quali usiamo dare sostanza alle epoche della nostra vita, decide di intitolare persino i suoi brani, come a non voler lasciare scampo alle interpretazioni dei suoi testi, facendo di Presente, Passato e Futuro dei veri e propri capitoli di questo suo ultimo manifesto musicale.

Ed ecco, non solo, ma anche per questo, il quarto disco di Carnesi è un disco generazionale. Si muove in bilico tra i temi ricorrenti del racconto di quella fascia di popolazione figlia degli Anni ‘80 che brama la possibilità di pensare e parlare del “domani” (per l’appunto), tanto quanto sostiene di essere la paladina del “qui e ora”, riuscendo però a non scadere nei suoi stessi stereotipi, confezionando 10 pezzi di sensazioni conosciute senza farle risultare già sentite (chiedere a Borotalco, numero 6, per credere). 

Senza avere la pretesa di dare vita a qualcosa di sconvolgente, che segnerà un decennio, il musicista di Palermo pubblica un LP di una piacevolezza evidente, di canzoni estremamente centrate; non una di più non una di meno, mai una di troppo, ma tutto a sufficienza, nessuna esagerata né alcuna di poco conto, tanto che se si dovesse far emergere solo qualche episodio più felice degli altri non sarebbe cosa facile.

Cionondimeno, a qualcuno che volesse un assaggio di quanto significhino le parole scritte qua sopra, seppur a fatica, consiglierei la titletrack, nonché traccia numero 2, e, assecondando il mio personalissimo gusto e la mia ancora più personale emotività, Sportiva, o anche “la numero 8”. La verità, però, è che “Ho bisogno di dirti domani” andrebbe ascoltato proprio tutto, e del resto non so quanto sia bene fidarsi di una per la quale, se c’è una cosa certa che emerge da questo album, è che cosa ho perso in questi anni. Sicuramente lucidità.

Daniela Raffaldi