Tornato con il suo nuovo album “Cosa faremo da grandi?”, Lucio Corsi si conferma come uno dei migliori cantautori della nuova scena italiana. Pubblicato con l’etichetta Sugar di Caterina Caselli, l’album porta l’artista toscano a uno step successivo, attraverso un’evoluzione e una maturità tangibili soprattutto nella struttura musicale.

Fondamentale in questo è la produzione di Francesco Bianconi, oltre alla collaborazione di altri musicisti e l’inserimento di diversi strumenti: su tutti le chitarre distorte e il pianoforte, oltre agli archi, il prophet e il moog.

Questo cambio di marcia non snatura l’identità di Lucio Corsi, ma vede il passaggio dalle classiche ballate chitarra e voce ad arrangiamenti più ricchi e vari. La scrittura onirica e poetica rimane e si conferma, ma a differenza dell’album precedente, dove la protagonista era la campagna toscana, qui spuntano diversi mondi che interagiscono tra loro all’interno delle canzoni.

In questo nuovo album, il cantautore 26enne propone un racconto più ampio, attraverso canzoni scritte in periodi diversi e senza un unico filo conduttore. Il suo approccio, però, resta quello di raccontarsi attraverso personaggi e storie surreali.

In Freccia Bianca l’artista racconta il viaggio che lo porta dalla Toscana a Milano, da un periodo a un altro della sua vita, e le difficoltà che ne derivano. Nel brano Trieste il tema trattato riguarda proprio le difficoltà, interpretate dal “vento”, che non rappresenta un freno ma una spinta, non un limite ma un’opportunità per fare meglio.

Mentre nella title track l’attenzione è sugli obiettivi della vita andati in fumo, ma lasciati con serenità, abbandonati per buttarsi in altre avventure, elogiando e premiando quindi le partenze piuttosto che i traguardi, Amico vola via è invece una critica alle persone di cui ci si circonda, quelle che creano ostacoli alle scelte di vita, nel percorso che porta al raggiungimento dei propri obiettivi: “avevo un amico troppo secco, col vento volava…ma a nessuno venne in mente di costruirgli le ali”.

Lucio Corsi racconta anche il mondo che osserva e il rapporto che crea con esso attraverso le proprie esperienze. Come le Onde, che ci portano in giro per poi ricondurci al nostro porto, il luogo da cui proveniamo.

La logica artistica del cantautore continua a mantenersi fuori dai canoni dell’It-pop, dove spesso purtroppo ci si allinea al linguaggio di moda e di tendenza privo di spessore, affidandosi invece a uno stile musicale e una scrittura che puntano alla permanenza, al significato vero.

Giuseppe Maltese