C’è qualcosa nelle opere dei registi italiani degli ultimi anni che mi lascia l’amaro in bocca. È un retrogusto del passato, di omaggi, citazioni al cinema che fu, che toglie originalità a quello del presente. È successo anche negli ultimi giorni, quando in tutta fretta non volevo perdermi il nuovo film di Alice Rohrwacher, dopo lo stupore del suo precedente “Le Meraviglie”. Mi aspettavo da “Lazzaro Felice” la stessa sospesa bellezza, la malinconica leggerezza di un’autrice attenta al dettaglio e alle atmosfere più intime, ma ho trovato tanta noia e confusione, dopo una prima parte piacevole, attenta più a stupire che a convincere.
Lazzaro è un personaggio senza tempo, un affascinante incrocio tra Candido e San Francesco, per origine (bella l’ambientazione umbra) che si sfilaccia appena incontra la civiltà. Inquieta come possa essere stata premiata a Cannes una sceneggiatura così confusa. Forse premiata per l’originalità, ma alcuni spunti rasentano il ridicolo, laddove il magico realismo della prima parte è scisso nettamente nella critica sociale. Lazzaro martire degli ultimi, dei discriminati, degli schiavi, che rinasce in varie forme di vittime, fino ad una fine che ricorda la tragica immagine di Aldrovandi.
Che cosa vuole comunicare la brava Alice Rohwacher? Troppi messaggi, a mio parere, in un film dove regna il caos. Alcuni attori si esprimono in performances imbarazzanti, prima tra tutti la Braschi (per me ogni volta è uno shock), la scena dei ladri incredibile, come la cicoria raccolta tra i binari (è anche un film ecologista?).
Per tornare alle citazioni, volute o meno, che primeggiano, come “Brutti sporchi e cattivi”, ma anche “Francesco giullare di Dio” e, soprattutto, “La voce della luna” che ritorna nelle immagini rurali, nel ruolo di Balasso (significativo il fatto che lui sia, insieme ad Alba Rohrwacher, l’attore migliore del film), nel nome dei marchesi, nei notturni ed in tanto altro.
Una scoperta il bravo Adriano Tardiolo (attore non professionista scoperto in un casting nelle scuole), un Lazzaro innocente che avrebbe meritato di più.
Il Demente Colombo