
JOSE’ GONZALES annuncia tre appuntamenti in solo: ROMA (30 SETT), BOLOGNA (1 OTT), MILANO (2 OTT)
Musicista svedese di origini argentine, il suo ultimo lavoro di studio, “Vestiges & Claws”, risale al 2015, a sette anni di distanza dal precedente album solista. Membro dei Junip, José Gonzàlez ha nel frattempo intrapreso una carriera solista, affascinando il pubblico e la critica attraverso l’elegante pop-folk di “Veneer” (2005), vendendo, ad oggi, oltre 450.000 copie solo nel Regno Unito. Due anni dopo è arrivato “In Our Nature”, un’esplorazione più profonda delle tante influenze che hanno segnato il suo universo sonoro, dal folk argentino al pop americano degli anni Sessanta. Nel frattempo Gonzàlez realizza due album con i Junip, il suo progetto più pop ed elettronico, e compone alcune colonne sonore, tra cui quella per “The Secret Life Of Walter Mitty”, commissionata dall’attore e regista Ben Stiller. Nel 2014 il compositore svedese si mette al lavoro al suo terzo album solista, “Vestiges & Claws”, concepito come il terzo episodio di una trilogia acustica, un capolavoro di delicatezza ed intimismo, ma, contemporaneamente e sorprendentemente, ritmico ed ammaliante. Registrato e prodotto interamente da José per lo più nella sua casa di Göteborg, l’album è stato accolto positivamente da pubblico e critica. “It was no doubt a conscious decision to work without a producer” afferma Gonzàlez, deciso a continuare nello stesso approccio minimale che ha contraddistinto i due precedenti album solisti, ma arricchendo il nuovo lavoro di chitarre e percussioni.

memorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica di Pavia e il Babylonia di Ponderano.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
