Ascoltare dal vivo Joan Wasser, meglio nota come Joan as Police Woman, è sempre un’esperienza unica e intensa. Se avete avuto la fortuna di ascoltarla durante una delle cinque date del suo solo tour (Roma, San Ginesio, Busseto Firenze e Brescia) sapete di cosa stiamo parlando.

A due anni dal suo ultimo disco (The Classic) e relativo tour (noi l’abbiamo vista a Milano, all’Elita Festival, con l’intera band), Joan as Police Woman torna nel nostro paese in una versione molto intima e pura, suonando da sola accompagnandosi con piano, campionatore o chitarra (una bellissima Guild archtop). A rendere ancora più magico il live, nel caso di Brescia, è stata la scelta della location: il Ridotto del Teatro Grande ovvero il foyer di uno dei più bei teatri secenteschi italiani.

joan_as_poliwoman_live_02Il pubblico è seduto e contenuto, l’atmosfera è quella di un concerto da camera per pochi invitati. Joan entra in scena indossando una tuta dorata scintillante, come lei stessa ammette adora le cose che fanno luce. Il concerto comincia con una versione di New Year’s Day al pianoforte che ci secca immediatamente le fauci. È chiaro che il concerto sarà incredibile.

Joan parla molto fra una canzone e l’altra, si sforza di dire qualche cosa in italiano ed è sinceramente entusiasta di essere nel nostro paese, in un contesto di bellezza straordinaria come il Teatro in cui ci troviamo. Segue The Ride e una versione emozionante di Get Direct voce, piano e campionatore. Riesce davvero difficile riuscire a stare in silenzio e non cantare insieme a lei “Now I know nobody owns nobody / What I’m trying to say / I wanna get spitting distance to you / up close and personal“.

Tutto ha il sapore di un concerto da salotto, fra amici. Joan scherza, sbaglia un accordo e ride con noi. Ha voglia di parlare di scherzare, racconta aneddoti sul suo tour come la sua passione per il gelato (“This is a very dangerous stuff you have!”). Si sposta alla chitarra ed esegue Feed The Light, una versione pazzesca di Flash e To Be Loved.

È il momento di presentarci un paio di nuovi pezzi che troveremo nei prossimi album (ad ottobre uscirà un lavoro in collaborazione con Benjamin Lazar Davis e a seguire un nuovo disco di Joan as Police Woman). Il primo lo ha scritto dopo la scomparsa del padre (motivo per cui cancellò l’ultimo tour). Il brano si intitola What Was It Like To Be You e già dal primo ascolto ci entra in testa: struggente. Joan scherza a fine canzone (“Restiamo in tema di morte“) e ci presenta il secondo pezzo scritto per Elliott Smith, con cui lei fu in tour tempo addietro. Joan spende parole commosse su Smith: “Era un uomo incredibilmente timido e straordinario“. L’ultimo pezzo nuovo è tratto dal disco che uscirà dopo l’album con Benjamin Lazar Davis: un assaggio che già ci piace e ci fa venir veoglia di ascoltare il nuovo album.

La parte finale del concerto è dedicata ai suoi cavalli di battaglia. Al piano esegue Holy City e mentre canta si interrompe (ma continua a suonare) per raccontarci che a San Ginesio un prete le ha sorriso; è la volta di Magic suonata al piano e accompagnata dal campionatore e una versione incredibilmente intensa di Your Song. Lei stessa è emozionata alla fine dell’esecuzione. E lo siamo anche noi.

 Il concerto si chiude con Christobel e un fiume di ringraziamenti. Si percepisce il suo entusiasmo per essere stata in tour per il Bel Paese, fra gelati preti teatri arte e persone gentili. Joan non nasconde il suo amore per l’Italia e la sua gioia di essere qui con noi questa sera, ed è esattamente quello che proviamo anche noi per lei.

A cura di Francesca Arceri