Torino, 28 febbraio 2019

Ore 22.15 circa. Qualche salto di riscaldamento dietro il tendone nero, occhi chiusi verso il cielo e si parte. “Afrodite. Afrodite. Afrodite. Afrodite.”, un mantra che la band ripete su un tappeto musicale iniziale che cattura l’attenzione di tutti e che spiana la strada alle tracce dell’ultimo disco. Nessun commento. Nessuna introduzione, se non per La luna e il Bingo e Daniela Balla la Samba, che trasudano della voglia del cantautore siciliano di accennare alla musa ispiratrice prediletta: la sua Palermo.

I brani si vestono di un’energia delicatamente più rock, quasi a voler controbilanciare la natura timida e riservata di Antonio Dimartino. Non mancano i brani degli album precedenti, come Cercasi Anima – vera scarica rock -, che cambiano pelle grazie agli arrangiamenti di Angelo Trabace e le sue tastiere penalizzate un po’ dall’audio leggermente distorto dell’Hiroshima Mon Amour.

È un concerto che procede senza orpelli, un po’ come una cassa dritta sull’anima – tanto per dirla alla Brondi. Punta di diamante è indubbiamente Simona Norato. Capelli corti, sguardo punk e tanta energia e bravura nel destreggiarsi tra chitarra, tastiera e percussioni, che regalano preziose sfumature alla solidità ritmica di Giusto Correnti.

Non manca la parentesi acustica, che concede la possibilità di lasciarsi avvolgere dalle voci dei fans su brani come Feste Comandate e I Calendari (duettata con la stessa Simona Norato, che non lascia nessuno spazio al confronto con Cristina Donà in precisione e intensità).

Non mancano nemmeno i bis, occasione per Dimartino di creare un ponte tra le sue canzoni e quello che attualmente ci circonda. È il caso di Niente da Dichiarare, «un brano che ho scritto 6 anni fa quando non potevo sapere ancora cosa sarebbe successo 6 anni dopo. È a questo che servono le canzoni, a creare utopia – prosegue – e io in questo brano immaginavo che non servissero passaporti o altro per attraversare confini».

Un’ora e mezza di concerto in cui si è catapultati nell’essenzialità di fare musica, quella buona. Un’ora e mezza in cui si ritorna a rendere protagonista la Musica, quella fatta da musicisti impeccabili e nessuna maschera, a protezione, che abbia a che fare con lo show dai grandi effetti speciali.

Renato Murri