Caleido è una creatura di Cristiano Sbolci Tortoli, ex bassista dei Siberia, e questo “E Poi Ci Rido Su è il disco d’esordio della band toscana. Un album dalle movenze estive, che sopravvive all’estate e si insinua anche nei mood dei mesi invernali.

Un disco che sprigiona su ritornelli andanti tutte le incomprensioni, la rabbia degli amori non corrisposti, i tempi di felicità ormai andati. Una polaroid (Polaroid è il titolo della prima traccia) su cui si ritrova tutta la malinconia di un album intenso, a tratti autoironico, a tratti cinico, e bellissimo.

E Poi Ci Rido Suè come se fosse un’autobiografia universale, in cui si ritrovano vecchie foto, il periodo della maturità, gli sguardi di chi non ci ama più, sentimenti che ci sembravano così complessi e che ora si sintetizzano in un brano pop. Nomi di donne, Chiara e Giulia, e un viaggio a Copenaghen. Ascoltare il disco dei Caleido è come trovare un vecchio diario e rileggere con la dovuta distanza di quei periodi che ci sembravano disastrosi e incomprensibili, e che ora sono solo passati.

Come se i Baustelle suonassero improvvisamente senza le sovrastrutture liriche intricate e milanesi, più leggeri, più diretti, più felici. Ciò che distingue i Caleido da un qualsiasi altro progetto it-pop è una maturità spirituale, strati di esperienze che sono la base di brani apparentemente semplici, ma che allo stesso tempo trascinano, ti entrano in testa e sottopelle, universali e sinceri.

Un disco per chi viaggia in macchina, per chi non è mai rientrato davvero dalle vacanze, per chi si sente perso, per chi si vuole ritrovare nelle calde tonalità di Cristiano Sbolci Tortoli, per chi, sotto sotto, è un fan della nuova generazione pop italiana, ma che non ha ancora un disco che potrebbe passare il giudizio severo degli amici che frequentano il Cox di Milano. Un disco in cui è facilissimo identificarsi, e che poi è molto difficile lasciare andare. Bravi ‘sti Caleido!

Morgana Grancia