Una scarica di chitarre distorte, energia incontrollata e attitudine da party band: i FIDLAR stanno tornando, e lo fanno con una tappa imperdibile domani, 2 luglio, al Legend Club di Milano. La band punk losangelina arriva per una data unica in Italia, pronta a travolgere il pubblico con il suo mix esplosivo di skatepunk, garage e spirito DIY.

Dalle cantine di L.A. alle classifiche Billboard

Il nome FIDLAR è un acronimo che dice tutto: Fuck It Dog, Life’s A Risk. Tradotto liberamente: “Chi se ne frega, la vita è un rischio”. Un motto che riassume l’essenza del gruppo, nato alla fine degli anni 2000 nel cuore di Los Angeles. La formazione si compone di Zac Carper (voce e chitarra), dei fratelli Max e Elvis Kuehn (rispettivamente batteria e chitarra/voce), e Brandon Schwartzel al basso. Giovanissimi, cresciuti a pane, Offspring e blink‑182, hanno iniziato a suonare nei piccoli club e nei garage di Echo Park con un’attitudine feroce e casalinga: registrazioni fatte in casa, videoclip girati in stile guerrilla, un’etica punk dura e pura.

Nel 2013 pubblicano il primo album omonimo, un disco caotico, abrasivo, esuberante, che sorprende tutti: entra nella Billboard Heatseekers Chart e li catapulta fuori dalla scena underground. Brani come Cheap Beer e No Waves diventano inni generazionali per chi rifiuta le mode indie-pop del momento.

 

Party band, ma con profondità

Sotto il caos di riff surf-punk e testi apparentemente nonsense, i FIDLAR raccontano in realtà le disillusioni di una generazione sospesa tra ansia, eccessi e precarietà. Zac Carper lo sa bene: autore della maggior parte dei testi, ha vissuto sulla propria pelle la spirale della dipendenza. Dopo che la sua compagna incinta è morta di overdose nel 2013, Carper ha affrontato un doloroso percorso di riabilitazione. Il secondo album Too (2015), registrato a Nashville con il produttore Jay Joyce, riflette questa trasformazione: suoni più maturi ma la stessa rabbia incallita che diventa la loro cifra di stile.

Nonostante il cambio di rotta personale, la band non perde un briciolo della sua carica live. Anzi, continua a girare il mondo in tour con gruppi come Pixies, The Hives e Wavves, portando sul palco uno spettacolo incendiario, spesso al limite del collasso.

 

L’evoluzione di uno stile inconfondibile

Nel 2019 esce Almost Free, un disco prodotto da Ricky Reed – nome associato a popstar come Halsey e Kesha – in cui i FIDLAR sperimentano con fiati, groove hip-hop e arrangiamenti più sofisticati. Alcuni fan della prima ora storcono il naso, ma la band conferma la volontà di non restare ancorata a un solo stile.

 

Seguono un paio d’anni di silenzio discografico interrotti nel 2022 da una serie di singoli digitali (Centipede, Taste The Money, FSU) che vengono raccolti nell’EP That’s Life all’inizio del 2023. Si tratta di un ponte tra il passato ruvido della band e un presente più consapevole, ma sempre diretto e senza compromessi.

 

Il ritorno all’autoproduzione con Surviving the Dream

Nel 2024 i FIDLAR tornano con un nuovo album, Surviving the Dream, il primo completamente autoprodotto e pubblicato in autonomia. È una dichiarazione di indipendenza artistica e un ritorno alle origini punk. Registrato negli studi di East L.A., il disco è un’esplosione di sincerità, caos organizzato e ironia dissacrante.

Una versione deluxe, uscita nella primavera del 2025, aggiunge nuove tracce tra cui New Tattoo e una demo cruda di Change. I testi, seppur più adulti, non rinunciano al sarcasmo e all’irriverenza: tra la crisi economica, il disagio esistenziale e la voglia di sopravvivere, c’è tutto lo spirito FIDLAR.

 

Zac Carper: lo studio, le droghe e la verità punk

Zac Carper è l’anima inquieta della band. In un’intervista recente, ha raccontato la genesi della band come un esperimento di studio: “Non ci siamo messi insieme per fare casino a una festa. Stavamo semplicemente imparando a registrare. Poi Elvis ha detto: ‘Posso recuperare un paio di concerti’. E così è iniziato tutto.”

Carper non ama essere incasellato come “slacker punk”, anche se il primo EP DIYDUI conteneva versi come “Wake! Bake! Skate! I do a bunch of drugs, I’m a fiend and an addict”. Oggi la sua vita è cambiata: ha lasciato le droghe pesanti, vive in modo nomade, si veste con scrubs da infermiere (“comodi, economici”), ed è ossessionato dalla produzione musicale. “Sto cercando di capire cosa significa davvero fare rock adesso. Non siamo più i ragazzini che si schiantano sul palco. Ma nemmeno ci stiamo imborghesendo.”

Milano: cosa aspettarsi dal live del 2 luglio

Il concerto di domani al Legend Club promette di essere una vera e propria festa punk, in stile FIDLAR. L’energia non è cambiata: attacchi frontali di chitarre, pogo collettivo, sudore e sorrisi. In scaletta ci saranno sicuramente i brani storici, da 40oz. On Repeat a No Waves, ma anche le nuove bombe sonore tratte da Surviving the Dream, come Fix Me, I Don’t Want To Do This e Get Off My Wave.

Lo spirito resta quello di sempre: zero filtri, zero retorica, zero finti messaggi buonisti. Solo rumore, emozione e quella sensazione – rara – che stia accadendo qualcosa di autentico. In un’epoca in cui il rock sembra aver perso mordente, FIDLAR lo riporta alla sua essenza: divertente, fastidioso, libero.

 

Qui un bel documentario di 30 minuti che riassume quanto sopra