Basta qualche secondo del primo brano in scaletta, Jerkin’, per avere la certezza che in casa Amyl and The Sniffers sia cambiato poco in questi tre anni, cioè dall’uscita del monolitico e imprescindibile (per un certo tipo di musica) “Comfort To Me”.

Gli australiani tornano infatti con il solito piglio ruvido e irascibile a sparare uno dopo l’altro proiettili di rara intensità punk, quali la già citata Jerkin’, la tritassassi It’s Mine e il futuro classico Pigs («We Are All Pigs Afterall!» è un ritornello da annali). C’è poi il rock’n’roll stradaiolo con tanto di assoli al fulmicotone di Chewing Gum e Doing In Me Head, l’ironia un po’ folle di Tiny Bikini, l’hard rock tendente al metal di Motorbike Song (e sempre sia benedetto il compianto Paul Di’Anno se esistono pezzi come questo!), l’acidità di scuola Stooges di Going Somewhere.

Il post punk molto vicino agli ultimi Fontaines DC di Big Dreams (d’altronde saranno proprio Amyl and The Sniffers ad aprire l’evento degli irlandesi a Finsbury Park la prossima estate) non è subito digeribile. Apprezzato al volo, invece, quello più Blondie di Bailing On Me e soprattutto di Do It Do It, una sorta di omaggio al classico Atomic (se vi dico Trainspotting qualcosa vi viene in mente, no?!). Per non parlare di quello alla Viagra Boys di U Should Not Be Doing That. Antologica la finale Me and The Girls, ed è davvero un po’ come vedere Miss Amy Taylor con le amiche tutte sbronze in aeroporto.

Andrea Manenti