Tutti Fenomeni è il nome d’arte di Giorgio Quarzo Guarascio. Cazzo. È uno di quei nomi che vorresti ti venisse in mente quando non sai come chiamare il protagonista del libro che stai scrivendo.

Tutti Fenomeni l’ho conosciuto col singolo Valori Aggiunti, che ho trovato, con ineguagliabile garbo, fottutamente geniale: testo ricamato finemente come il manto di un imperatore asburgico e un sound orecchiabile che strizza l’occhio alla Milano da bere dei tempi d’oro di Cologno Monzese.

Sì, ma il resto del disco?
Eh, scopriamolo insieme.

Si chiama “Merce Funebre”. Lugubre! Però, per come lui gioca con le parole, ci sta. Già si sente odor di critica al postmodernismo sfrenato dal sapor di Elettra Lamborghini. E infatti la prima traccia è una sorta di vaga parodia di marcia funebre. Bello, bello. Ma non è qualcosa che metterei nelle mie playlist preferite.

Seconda traccia è Valori Aggiunti. Carta conosciuta. Applausometro e skippiamo avanti. Numero tre: Metabolismo. Tutti Fenomeni sembra mi abbia sentito mentre paragonavo i suoi testi a un ornamento imperiale e imperioso, e butta giù una cantatina dove dice che siamo tutti regine, cita Anna Bolena, e finisce dicendo qualcosa in tedesco, o almeno penso sia tedesco. Il pezzo però non è così bello da farmi fare ricerche al riguardo. Posso rimanere col dubbio.

La traccia dopo rallenta ancora. Io invece vado avanti. Adelante, adelante. Mi fermo sulla numero sette, Hikmet, dove fa il verso a Non più andrai farfallone amoroso, l’aria di Mozart. Quello che ho capito è che Tutti Fenomeni è un ragazzo dalla scrittura brillante, che sa maneggiare e sdrammatizzare gradevolmente una cultura di buona consistenza. Però nel disco non sto ritrovando il sound che mi ha fatto volare nel singolo che probabilmente avrai già sentito in giro.

Scritto questo, mi ricredo subito ascoltando Marcel dove, su un giretto di note che rimane stampato in mente, ti spara un testo fighissimo tipo

Un, due, quattro, tre
Sugar free, più caffè
David Byrne, Talking Heads
Libri di Proust accanto al bidet

E si va a bombardare la scena radical chic in punta di fioretto con un’intelligenza fuori dal comune. Ok Giorgio Quarzo Guarascio, non solo siamo di nuovo amici, ma sono anche abbastanza convinto che se questo tuo primo disco è un buon inizio, il prossimo, se ricami le melodie come sai fare con i testi, sarà un punto di luce.

E la magia si ripete in Qualcuno che si esplode, dove la malcelata passione per l’impero austro-ungarico ormai è evidente e palesata.

Ultima traccia: Trauermarsch.

Carlo Magno era molto rock
Mentre Napoleone era più tipo un rapper
Anche Mozart ha fatto pop
Rychard Feynman non ha fatto lettere.

Bene.
Io con Giorgio Quarzo Guarascio voglio andarci a cena insieme per parlare di quanto in fondo fosse gaudentemente anni’80 la Roma del ‘600 sotto la falsa cortina della controriforma ormai vinta. Poi, quando siamo al settimo limoncello, lo trascino a ballare e registro tutto quello che ci diciamo dopo il terzo negroni. E i testi del nuovo disco sono fatti.

Marco Improta