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The Hellacopters – Overdriver: Recensione

The Hellacopters Overdrive

Non lasciatevi cogliere in inganno dal titolo e dalla copertina con tanto di super distorsore e fulmini. Il nuovo album degli Hellacopters segue infatti la via già tracciata dalla maggior parte dei lavori post-nineties e in particolar modo da “Eyes Of Oblivion”, il disco di tre anni fa che vedeva i rocker scandinavi risorgere dopo una pausa discografica di ben quattordici anni. Il punk-blues della band, inoltre, appare meno ruvido e stradaiolo a causa dell’assenza del leggendario chitarrista Dregen (in forza anche ai Backyard Babies), colpito da una frattura alla mano.

Nonostante questo, le undici tracce di cui è composto “Overdriver” sono una summa del rock’n’roll che merita di essere ascoltato. Si parte con la circense Token Apologies (con quel pianoforte rubato agli Stooges da orgasmo) e si finisce con l’assolo settantiano da pelle d’oca di Leave A Mark. Nel mezzo segnaliamo almeno il pop epico alla Who di (I Don’t Wanna Be) Just a Memory, il riff cupo di Soldier On, il punk di Faraway Looks (unico sguardo agli esordi) e la semi ballad Coming Down. Non ci resta che augurarci un passaggio in Italia, dove gli Hellacopters mancano da ben 20 anni. Forse sarebbe anche ora di farci felici.

Andrea Manenti