
Non lasciatevi cogliere in inganno dal titolo e dalla copertina con tanto di super distorsore e fulmini. Il nuovo album degli Hellacopters segue infatti la via già tracciata dalla maggior parte dei lavori post-nineties e in particolar modo da “Eyes Of Oblivion”, il disco di tre anni fa che vedeva i rocker scandinavi risorgere dopo una pausa discografica di ben quattordici anni. Il punk-blues della band, inoltre, appare meno ruvido e stradaiolo a causa dell’assenza del leggendario chitarrista Dregen (in forza anche ai Backyard Babies), colpito da una frattura alla mano.
Nonostante questo, le undici tracce di cui è composto “Overdriver” sono una summa del rock’n’roll che merita di essere ascoltato. Si parte con la circense Token Apologies (con quel pianoforte rubato agli Stooges da orgasmo) e si finisce con l’assolo settantiano da pelle d’oca di Leave A Mark. Nel mezzo segnaliamo almeno il pop epico alla Who di (I Don’t Wanna Be) Just a Memory, il riff cupo di Soldier On, il punk di Faraway Looks (unico sguardo agli esordi) e la semi ballad Coming Down. Non ci resta che augurarci un passaggio in Italia, dove gli Hellacopters mancano da ben 20 anni. Forse sarebbe anche ora di farci felici.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
