petrol station

La musica è vita. Quante volte l’abbiamo detto? Mai frase fu più vera, soprattutto pensando alla nascita di “Disteso nella realtà del sogno”, nuovo album targato Petrol Station, alias Alessandro Pedretti, nome già conosciuto per la sua altra creautura, Sdang!, nonché per la passata collaborazione con i fratelli Giuradei.

Questo è infatti un album nato per una vera necessità. Dopo aver contratto il virus covid-19, Alessandro ha deciso di rivedere la luce nel modo a lui congeniale, ossia attraverso la creazione di paesaggi sonori. Aiutato dal bassista Emanuele Agosti, in pochissimo tempo ha dato vita a sette tracce qui raccolte nell’immagine della cover di Marco Alessi. Un quadro astratto di colori esplosi sulla tela, così come tutti i pensieri finiti sul nastro.

Come ci aveva già abituato l’autore, si tratta di un disco strumentale. Si parte con le atmosfere soffuse e ipnotiche di Anche il pendolo si è fermato, anche se verso la fine il basso si distorce regalando un mood più hard rock. L’elettronica diventa sogno in Dopo il quarto caffè mi metto a pensare e le magie oniriche continuano anche nella successiva La stanza del mago.

Il suono si allarga regalando influssi fra il dream pop e lo shoegaze in Piano astrale, mentre Sogni simultanei gode della forma canzone, anche grazie all’utilizzo di una chitarra acustica ad accordi pieni. Vedo tre uccelli piangere è la riuscita unione fra giri electro trance e una natura fondamentalmente prog rock, mentre il finale de Il mondo è in ritardo di nove mesi è rilassante, cullante e pieno di speranza.

Abbiamo fatto un paio di domande all’autore per sapere qualcosa di più sulla genesi di questo lavoro e i motivi che l’hanno spinto a realizzarlo.

Alessandro, cosa puoi dirci della nascita di questo lavoro? Quanto ha influito la malattia sulla resa dei brani?

Ho fatto undici giorni a letto, devastato dal virus, mi alzavo solo per mangiare (meglio, per sforzarmi di mangiare) e per andare in bagno. Sudavo così tanto che ho perso 5 kg. Ho ascoltato pochissima musica in quelle settimane. E’ stato un incubo, con qualche allucinazione che non auguro a nessuno. Durante il momento della guarigione mi si sono accese delle lampadine e senza creare resistenze ho buttato tutte quelle idee in musica. “Disteso nella realtà del sogno” si è concretizzato in una manciata di giorni nel mio home studio. Dopo il quarto giorno di lavorazione in remoto con Emanuele (Agosti, bassista) abbiamo realizzato che sarebbe diventato un disco! Le musiche avevano qualcosa di magico, di più fresco rispetto alle mie produzioni degli ultimi mesi, qualcosa che mi andava di condividere con altre persone. E’ stato un atto purificante grazie anche all’aiuto di Emanuele; pensate che ci conosciamo da circa 18 anni e solo ora siamo riusciti a fare un disco insieme! Questa cosa è favolosa. Ho voluto coinvolgere anche l’amico artista e poeta Marco Alessi, che ha realizzato l’artwork del disco. In un momento di grandi distanze, aver fatto un progetto concreto con due grandi amici è stata una botta di vita. Il disco l’ho mixato sempre nel mio home studio (La stanza verde), mentre il mastering è stato fatto da Enrico Ambrosini. “Disteso nella realtà del sogno” è stato sottoposto alla TOHP records, che ha deciso di pubblicarlo. Dal primo giugno è disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Cosa ne pensi della situazione della musica live post-pandemia? Sei speranzoso?

Ripartirà tutto, ma in maniera diversa. In una maniera che ancora non saprei prevedere. Si faranno ancora concerti e festival, ma immagino quali siano al momento le difficoltà dei titolari dei locali e dei direttori artistici che hanno programmato una stagione di concerti… Tutto andato è a quel paese e chissà se verrà recuperato. Con alcuni di loro mi sento spesso, cercando di immaginare cosa succederà, senza darci una risposta appagante. Alcuni posti chiuderanno e non riapriranno mai più, ma credo che ci saranno nuove persone intraprendenti e giovani che riusciranno a creare nuovi modi per garantire la musica live. Qualche musicista mollerà, qualcun altro tornerà più carico che mai. Un festival che ho organizzato con la mia compagna Milena in Valle Camonica è saltato, così come una ventina di concerti che avevo in programma. Non tocco le mie batterie da più di due mesi, ma non sono per nulla disperato. Se sono speranzoso? Certamente, perché mi aspetto l’imprevedibile.

Andrea Manenti

 

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