Attivi, appassionati, liberi e, diciamocelo, spesso colpevolmente sottovalutati. Gli emiliani Julie’s Haircut sono un fiume in piena di idee e pulsioni, di voglia di scavare e sperimentare, e pochi mesi dopo essere usciti con la colonna sonora del film “Music From The Last Command”, eccoli con questo nuovo lavoro sulla lunga distanza, “In the Silence Electric”. Un titolo che già evoca di per sé il leitmotiv del viaggio a cui si dovrà andare incontro.

Atmosfere metafisiche, notturne, stranianti ed evocative, murate di elettrico ma pervase da un fluido incedere, a tratti spaziante, a tratti ovattato, aprono la strada con Anticipation of The Night, prima che con Emerald Kiss chitarre e sintetizzatori disegnino paraboliche a passo sostenuto ma inquiete e graffianti, solo nel finale smussate da un fiato jazz.

Passo che si fa più intraprendente con Until The Lights Go Out, che si incanala in un turbine dark, kraut, fino a deflagrare in muri di chitarra più squisitamente shoegazing, per ritrovare un’andatura cadenzata con Lord Help Me Find a Way, minimale ma altrettanto scura e dalle pareti ruvide e claustrofobiche. Sorcerer riattiva nervi e polmoni con beat incalzanti e bordate laser, in un’atmosfera ipnotica e magnetica, prima che Darlings of The Sun torni a spiazzarci con i suoi intrecci tra sintetico e tribale, con i quali riusciamo soltanto a tratteggiare un paesaggio tra l’onirico e il visionario.

Senza soluzione di continuità si apre un altro scenario, quello di In Return: immobili, costretti ad alzare la testa per cercare riferimenti che svaniscono in atmosfere quasi spettrali. Pharaoh’s Dream disegna invece atmosphere tra il tribale e l’industriale, dove spicca il sax che taglia in due lo spazio, saturato da suoni, urla, e nevrotiche scariche elettrolitiche, prima della chiusura, psichedelica, aliena e spirituale di For The Seven Lakes.

I Julie’s Haircut hanno ormai raggiunto una consapevolezza dei proprio mezzi e una sicurezza tali da poter seguire le loro emozioni e, come detto, le loro idee e pulsioni, senza pensare al risultato e al destinatario: in piazze diverse dalla nostra, probabilmente si parlerebbe di masterpiece. Quello che possiamo fare è non rimanere indifferenti all’ennesima prova di spessore artistico e conferma del talento dei Nostri.

Anban

 

Post correlati