Jet Set Roger cover

Un passato da glam rocker e il grande salto fatto con “Lovecraft nel Polesine”, la prima opera musical- letteraria di Jet Set Roger uscita quattro anni fa, sono i due elementi imprescindibili per capire questa nuova opera: “Un rifugio per la notte”. Come già per il precedente lavoro, l’artista bresciano unisce la sua passione per il rock a quella per la letteratura, realizzando un concept album accompagnato da un fumetto in 16 tavole dell’autore serbo Aleksandar Zograf .

La storia si basa sul racconto “A Lodging for the Night” di Robert Louis Stevenson e ha come tema prediletto “il doppio”. Non siamo ancora al capolavoro “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, ma in Francois Villon, il protagonista di questa opera prima dello scrittore scozzese, si può notare l’ambivalenza, in un unico corpo, di un essere a metà fra il poeta e il delinquente, fra demonio e santità.

L’eterno scontro fra male e bene è “doppiato” anche nell’incontro fra il già citato Villon e il nobiluomo Brisetout, sorta di contenitore dei valori dell’epoca vittoriana contro i quali il poeta delinquente si scaglia continuamente. La domanda chiave è una e più che mai contemporanea: meglio il male in quanto autentico oppure il bene seppur ipocrita?

Per parlare di questo tema, Jet Set Roger prende spunto in egual misura dal Fabrizio De André di “Non al denaro non all’amore né al cielo” (soprattutto nella ripresa in musica di un tema letterario, che per il cantautore genovese era l’”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters) e dal gothic sound di Nick Cave, dalla profondità musicale del progressive italiano degli anni Settanta e dalla ballad inglese anni Novanta. La prima parte del disco è più dura e storta, a tratti simile a Kurt Weill, il compositore tedesco che collaborò con Bertold Brecht. Quella centrale è più pop, catartico il finale. Un lavoro coraggioso, che meriterebbe di essere conosciuto da ogni amante della musica e della letteratura.

Andrea Manenti

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