Jeffrey Lewis è un autentico eroe indie. Fumettista, fra i protagonisti del movimento anti folk newyorkese negli anni Novanta (insieme ad esempio ai Moldy Peaches di Adam Green e Kimya Dawson), dal 1997 a oggi ha pubblicato la bellezza di trentuno dischi fra EP e veri e propri album. “Bad Wiring”, registrato con i suoi nuovi compagni di suonate The Voltage e il produttore Roger Moutenot (quello degli Yo La Tengo per capirci), è una raccolta di dodici canzoni fresche e frizzanti.

Ascoltare “Bad Wiring” è paragonabile al bersi un buon succo d’arancia la mattina appena svegli oppure a scolarsi una lager gelata appena usciti dal lavoro.
Suono scarno, belle melodie, un’attitudine contagiosa che si riesce a cogliere attraverso l’ascolto dei vari brani. Exactly What Nobody Wanted suona come gli Strokes di inizio carriera, solo più fattoni e sfigati; Except for the Fact That It Isn’t gode di sferzate punk e feedback chitarristici; My Girlfriend Doesn’t Worry e Take It for Granted ricordano i primi Belle and Sebastian, quelli più genuini e simpatici; Depression! Despair! spinge il piede sull’acceleratore; Till Question Marks Are Told unisce tre accordi base di acustica a un sottofondo elettrico spaziale.

Il rock’n’roll degli anni Sessanta è il protagonista della successiva LPs, mentre il country dei fifties e la nw wave degli Ottanta la fanno da padrone in Dogs of My Neighborhood e In Certain Orders. Where Is the Machine è sospesa su una splendida slide guitar, Not Supposed to Be Wise è la perfetta ballad conclusiva.
Chissà che domani mattina non vorrete svegliarvi ancora con lo stesso dissetante succo…

Andrea Manenti

 

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