A partire da gennaio, attendiamo un sabato al mese in modo profetico: il sabato di Mirror Milano. Per febbraio, il giorno tanto atteso è arrivato. Sabato 25, suona al Contatto Club, Perdurabo, musicista, polistrumentista e arrangiatore. Vive a Berlino e tra le collaborazioni più importanti ci sono artisti come Skin, Howie B, Placebo, Apparat, Breton e Einstürzende Neubauten. Sul palco di Mirror, sale in duo con Jörg Wähner, batterista di Apparat.

Come nasce il progetto Perdurabo? Quali esperienze hanno portato alla sua realizzazione?

Perdurabo coincide con il mio arrivo a Berlino nel Marzo del 2013. Una presa di coscienza del voler finalmente esprimere la mia personale visione musicale dopo 15 anni di esperienze in giro per il mondo. Ho avuto la fortuna di suonare in gruppi rock di culto e di confrontarmi con musicisti di importanza internazionale, ma ho sentito il bisogno di iniziare una mia nuova strada.

Nasci come violinista classico, cosa ti ha portato al rock? E cosa significa tenere insieme due aspetti così diversi?

Da subito ho provato a esprimermi con un linguaggio diverso da quello classico, il rock non è il primo “altro” mondo musicale che ho incontrato. Ma con il rock ho trovato un’immediatezza e potenza che non avevo mai provato prima di allora. Non l’ho cercato, è lui che è venuto da me, ho avuto la proposta di entrare in band importanti e ho accettato, il resto è venuto da se. Ma forse anche quel mondo ho iniziato a sentirlo limitato / limitante.

Berlino ha un ruolo fondante nel tuo progetto? Come è la vita musicale berlinese e che genere di contaminazioni e influenze ci sono? Quali sono le più stimolanti?

Berlino è stata la scintilla da cui è partito tutto. Una città strepitosa, dura e diretta, che però ti lascia qualcosa dentro che non ti lascia più. È una città multiculturale, ormai sulla bocca di tutti, ma non tutti hanno avuto la fortuna di vivere la Berlino che ho vissuto io, con persone che sono cresciute lì e hanno creato la storia musicale di quel paese. Un’esperienza che mi ha segnato profondamente soprattutto nella visione musicale. Certo tutto parte dal mio interiore, ma non avrei mai potuto scrivere questa musica in un altro luogo.

Ha un ruolo fondamentale il viaggio o il luogo specifico dove ti trovi nel momento in cui crei?

Completamente, in parte ti ho già risposto. La mia musica è un’espressione di tutto ciò che vivo, che vedo, assorbo ed elaboro. Sono stati tre anni intensi che convoglieranno nel mio primo vero e proprio album. Spero di riuscire a pubblicarlo presto.

Cosa ti aspetti da Milano e dal pubblico italiano?

Cerco di non aspettarmi nulla, è un pubblico esigente e molto ben abituato, lo so per esperienza. Spero di riuscire a conquistargli una parte di cuore. Quello da parte mia ci sarà tutto.

Stefania Fausto