“Riempimi la testa con un mare di cemento” è il primo lavoro in studio de Il sistema di Mel. Federico, Paolo e Alex hanno un solo pensiero: suonare. Lungo la strada incontrano il basso di Simone e il “Sistema” si completa.
La prima cosa che attira l’attenzione del disco è l’illustrazione in copertina: una testa sfaccettata che fuoriesce a metà sullo sfondo di un cielo stellato, come fosse un iceberg. 

Freud paragonava la mente umana proprio a un iceberg: l’attività cosciente (tutte le riflessioni che facciamo, delle quali siamo pienamente consapevoli), è la punta, ciò che rimane in superficie. La parte più rilevante dell’attività psichica, invece, non visibile e non immediatamente accessibile, l’inconscio, è ciò che rimane in una dimensione sommersa. Gli otto brani hanno proprio a che vedere con la psiche umana. Come spiegano i componenti del gruppo, le canzoni girano tutte intorno alla figura dell’internato e riguardano persone con disturbi mentali e con le quali sono entrate in contatto durante la loro vita.

Canzone di un internato è l’opening track, seguita poco dopo da Canzone per un internato (in cui si ritrova il verso che dà il nome al disco, «riempimi la testa con un mare di cemento»), scelta come singolo del lancio. In ogni brano emergono sentimenti di insicurezza, impotenza, rassegnazione, incapacità di affrontare le situazioni in modo autonomo, senso di vuoto, inadeguatezza, terrore, ansia. Sentimenti comuni a chi soffre di questi disturbi.

I testi a volte risultano poco scorrevoli ed immediati, forse anche a causa delle voci che prevalgono maggiormente sul testo e ne rendono la comprensione più difficile, come nel brano Giugno. In Timing gli intrecci di percussioni e chitarre sembrano essere delle lancette che scandiscono il tempo. Le Orme, Difetti, Fine e la canzone conclusiva Nuova non fanno che sottolineare le sonorità post-punk e rock, grazie alle chitarre e al basso/batteria incalzanti.
Se avete bisogno di ascoltare un po’ di rock dal forte impatto e dalle atmosfere cupe, questo è il disco giusto.

Mariangela Santella