Il nuovo album di Beirut, A Study of Losses, segna un’evoluzione nella carriera di Zach Condon, che si allontana dalle sonorità più folk e orientate all’elettronica di lavori recenti, per abbracciare una dimensione più intima e meditativa, ma non meno ricca di suggestioni. Commissionato dal trio di acrobati e ballerini svedesi I Kompani Giraff, che gli hanno richiesto di musicare una performance con lo stesso titolo, l’album si basa su Verzeichnis einiger Verluste (Inventario di Alcune Cose Perdute), il bestseller dell’autrice tedesca Judith Schalansky. Un’opera che esplora il concetto di perdita, narrando storie di luoghi e entità ormai dimenticate o distrutte, da animali estinti a isole sommerse, fino alla scomparsa di versi poetici di Saffo.

Il risultato è un disco che riflette pienamente la delicata tensione tra memoria e oblio, trasmettendo un senso di malinconia sospesa. Il lavoro si apre con tracce come Oceanus Procellarum e Villa Sacchetti, che richiamano la dimensione onirica dei primi dischi di Beirut, come Gulag Orkestar, con la solita fusione di strumenti tradizionali e arrangiamenti complessi, che evocano immagini di terre lontane e paesaggi immaginari. La voce di Condon, ora più matura, si intreccia perfettamente con il suono evocativo di fiati, percussioni e archi, creando atmosfere suggestive e rarefatte.

A livello tematico, l’album riesce a trasmettere la tristezza insita nelle perdite di cui parla, ma lo fa senza mai cadere nel dramma pesante. Le tracce si alternano tra un lirismo delicato e un’energia più incisiva, accompagnando perfettamente la coreografia degli acrobati, con la quale il disco nasce in simbiosi.

A Study of Losses non è solo una colonna sonora, ma un’esperienza immersiva, che unisce la malinconia del passato alla bellezza delle cose che rimangono. Un lavoro affascinante e ricco di sfumature, che riconferma la capacità di Beirut di toccare le corde più intime dell’animo umano.

A Study of Losses è in grado di evocare una connessione emozionale profonda con l’ascoltatore, grazie alla capacità di Condon di trattare temi complessi con una musicalità che è allo stesso tempo elegante e evocativa. Le tracce si sviluppano con una lentezza che riflette il concetto di perdita in modo sottile e naturale, senza mai forzare la mano. La commistione di influenze balcaniche, jazz e folk conferisce al disco una sensazione di universalità, come se ogni storia di perdita potesse appartenere a culture diverse. In particolar modo, brani come Tunaki Atoll  e Ghost Train riescono a catturare perfettamente il dolore legato a una scomparsa, ma lo fanno con una speranza che permea l’intera composizione, come se ogni perdita sia anche una forma di rinascita. La collaborazione con I Kompani Giraff, che ha dato vita a una performance visiva e fisica, aggiunge ulteriore spessore al lavoro, creando un legame sinestetico tra suono e movimento. A Study of Losses non è solo un disco, ma un viaggio denso di emozioni che lascia una traccia indelebile, un’opera di grande profondità e bellezza che non sarà facile scordare.

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