Troppi artisti, troppe canzoni, troppa musica. Non riuscite a stargli dietro vero? Vi viene l’ansia, vero? Eh? Eh? Eh? Va bene ci pensiamo noi ad aiutarvi. Il venerdì è il giorno delle nuove release e vorremmo guidarvi nell’ascolto delle cose più fresh.
Eccovi una selezione curatissima:
Penelope Isles – Chlorine
Nuova promessa inglese di stanza a Brighton fresca di annuncio di un nuovo lavoro per Bella Union.
Giovani promettenti tra indiepop e shoegaze!
Aldous Harding – Fixture Picture
Una nuova PJ Harvey neozelandese, prodotta non a caso da John Parish. Balsamo per l’anima
Jesca Hoop – Shoulder Charge (ft Lucius)
Il ritorno della folk singer più cool degli appalachi. Ascoltarla è una passeggiata tra le selve oscure dei suoi pensieri.
Nel featuring anche la bravissima Lucy Dacus che suonerà il 29 Maggio all’Alcatraz di Milano di Spalla ai Jawbreaker. Qui per i biglietti Concerto Imperdibile!
The Mountain Goats “Sicilian Crest”
John Darnielle è un genio assoluto. Questo è il suo ritorno di scena con un nuovo disco in uscita il 29 novembre.
Qui per assicurarvi una copia del nuovo disco
Black Mountain – Boogie Lover
Psichedelia da panico paura. Eccovi il secondo singolo tratto da Destroyer, il nuovo disco della superband pesantona più figa del pianeta.
Qui per assicurarvene una copia, disponibile dal 24 maggio.

smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.