Tom Misch & Yussef Dayes – What Kinda Music 

Uno degli album più attesi degli ultimi due anni a questa parte. Il ritorno di Yussef Dayes, seconda metà fondamentale dell’ex duo Yussef Kamaal, è un evento epocale. Dopo il successo gigantesco che ha avuto con “Black Focus”, il batterista londinese si è dedicato a una lunga stagione di live, in trio con i mitici  Rocco Palladino e Charlie Stacey. Se, in tutto questo, ci aggiungi la collaborazione con il Tom Misch della situazione, l’opera prende la forma di una combo esagerata. Il cantante aggiunge una componente pop incredibilmente raffinata e stilosa, che insieme alle batterie nervose ed incisive di Dayes, danno il via a una serie di brani che possono cambiare (e lo dico sul serio) il destino della musica. Soul?Pop? Jazz? Funk? Elettronica? Tutto e niente. “What Kinda Music” è la genesi definitiva di una nuova onda musicale, destinata a cambiare la storia.

 

Onipa – We No Be Machine

In questo ultimo periodo abbiamo perso uno dei più grandi musicisti e autori della musica africana, e per definizione generale: la leggenda Tony Allen, creatore dell’afrobeat insieme a Fela Kuti. Tuttavia, Tony ha lasciato vari eredi della sua musica, musicisti capaci di elevare il suo potentissimo pensiero artistico. Gli Onipa sono sicuramente uno di quei gruppi che hanno coniato l’afrofuturismo: il ritorno dell’Africa nelle ritmiche moderne, con una visione roots ma allo stesso tempo elettronica e moderna. Proprio per questo, nel loro disco si alternano brani che sembrano provenire da un altra galassia, ad altrettanti incredibilmente tradizionali della cultura africana, in particolare andando a toccare generi come Highlife e Juju. “We No Be Machine” è la coronazione di un universo africano che si prende sempre più spazio: musica organica, da ballare ed ascoltare.

 

Brian Eno & Roger Eno – Mixing Colours

Brian è il veterano per definizione della musica elettronica, completo innovatore e inventore della cosiddetta ambient music. Roger è uno dei pianisti più influenzati dal minimalismo del ‘900, paragonato spesso a sonorità impressioniste di Debussy e Satie. I due fratelli si trovano insieme per rilasciare composizioni ricche di colori, spettrali e malinconiche. Il piano suona melodie rubate, e la parvenza è quella di ascoltare un nuovo tipo di musica classica: è come se Ravel avesse introdotto nuovi suoni nelle sue composizioni. La parte di elettronica è raffinata e delicata come sa lavorare l’autore del legendario “Music For Airports”, seguendo le note di piano e condendole attraverso echi e riverberi. Nel bel mezzo di questo periodo intasato da continue notizie ed aggiornamenti, “Mixing Colours” è l’album che ci serviva per chiudere gli occhi, e immaginarsi da un’altra parte, al di fuori della quarantena. Ogni brano è un luogo diverso, immergetevi dentro.

 

Tenderlonious – After The Storm

Tenderlonious l’abbiamo trovato agli inizi di quest’anno all’interno di “Active Imaginations”, nel gruppo di Nick Walters, dando prova dell’ulteriore capacità di lavorare e suonare non solo da produttore. Oggi ritorna con un nuovissimo EP di 4 tracce, cucinando senza soluzione di continuità un mix di house ibrida e beat rotti. Le produzioni analogiche e il suono del flauto traverso sono le sue firme: il produttore londinese continua un viaggio nella dance hall delle 8 di sera, quando il party sta ingranando e hai bisogno di iniziare a muovere le anche, con un cocktail in mano su un tetto di Londra. La traccia che dà il titolo all’EP “After The Storm” riprende da dove si era interrotto l’album “Hard Rain” del 2019, un tempestoso, atmosferico groove 4/4, dove l’euforia e lo straniamento collettivo fanno da padroni. Si continua con lead acidi, armonie jazz e tante batterie elettroniche spezzate. Tenderlonious si conferma un toccasana per la techno house britannica, in ricerca continua di nuove influenze.