I Raveonettes, duo danese formato da Sune Rose Wagner e Sharin Foo, sono tra i gruppi più interessanti e inaspettati della scena alternative rock. La loro musica si distingue per una fusione unica di suoni psichedelici, noise pop e melodie retrò, con influenze che spaziano dal rock ‘n’ roll anni ’50 al surf music, passando per la sfera dark e shoegaze. La loro carriera, iniziata agli inizi degli anni 2000, è stata un costante movimento tra il passato e il presente, riflettendo un’evoluzione sonora che non ha mai smesso di sorprendere i loro fan. In questo articolo, esploreremo la storia dei Raveonettes, analizzando le tappe principali della loro carriera e invitando alla scoperta delle loro canzoni più iconiche.
Le Origini: Incontro a Copenaghen
Sune Rose Wagner, chitarra e voce, e Sharin Foo, basso e voce, si incontrano a Copenaghen e, da subito, iniziano a comporre musica insieme. Wagner, un appassionato di Bob Dylan, Buddy Holly e Sonic Youth, aveva provato per anni a formare una band, viaggiando tra New York, Las Vegas e Hollywood, ma il suo sogno non si era mai concretizzato. Fu solo al ritorno in Danimarca che incontrò Foo, una musicista con influenze che spaziavano dai Beatles ai Velvet Underground, con un’educazione musicale che comprendeva anche lo studio del qawwali e della musica classica indiana. La sintonia tra i due fu immediata, e insieme crearono il progetto Raveonettes, con una visione chiara: combinare il rumore e la dissonanza del noise pop con le dolci melodie del rock ‘n’ roll degli anni ’50.
L’EP “Whip It On” (2002): Un Suono Crudo e Sperimentale
Il primo capitolo della storia dei Raveonettes si concretizza con l’EP Whip It On, pubblicato nel 2002 dalla label danese Crunchy Frog. L’EP è caratterizzato da un suono grezzo e oscuro, dove i riff di chitarra distorti e le linee vocali malinconiche si mescolano con una vena cinematografica. I Raveonettes impongono fin da subito una serie di regole creative rigorose: tutto l’album doveva essere registrato in tonalità di B-flat minor, con l’uso esclusivo di tre accordi e senza il ride cymbal. Il risultato è un’opera intrigante e sperimentale, che colpisce per la sua energia bruta e l’atmosfera tesa. Questo lavoro cattura l’attenzione del pubblico e della critica, ma anche di Richard Gottehrer, produttore di Blondie e Go-Go’s, che li porterà a lavorare sul loro prossimo album.
“The Chain Gang of Love” (2003): Il Successo Europeo
Nel 2003, i Raveonettes firmano un contratto con la Columbia Records, e il loro primo album, The Chain Gang of Love, esce nell’agosto dello stesso anno. Il disco, che mescola l’energia del noise con una scrittura più accessibile e melodica, è un successo che li fa emergere nel panorama musicale internazionale. Il singolo “That Great Love Sound” diventa un piccolo successo, anche grazie al video inquietante che vede i due protagonisti ideare modi per uccidersi a vicenda. L’album raggiunge la posizione numero 43 nella Official Albums Chart del Regno Unito, consolidando il loro posto nella scena musicale europea.
“Pretty in Black” (2005): L’incontro con le Leggende del Rock
Il successivo album dei Raveonettes, Pretty in Black, segna una svolta nella loro carriera. Con un suono più raffinato e melodico, il disco presenta collaborazioni prestigiose, tra cui Ronnie Spector (ex The Ronettes), Maureen Tucker (The Velvet Underground) e Martin Rev (Suicide). Il risultato è un lavoro che mescola il rock dei ’50s e il soul con sonorità più moderne, grazie all’uso abbondante della riverberazione e di arrangiamenti più complessi. Il disco ottiene un ottimo riscontro in Danimarca, dove viene certificato disco d’oro.
L’era di “Lust Lust Lust” e “In and Out of Control”
Nel 2008, i Raveonettes abbandonano le sonorità più elaborate di Pretty in Black per tornare a un sound più minimale con Lust Lust Lust, registrato in autonomia e caratterizzato da una spinta più diretta e cruda. L’album successivo, In and Out of Control (2009), continua sulla stessa linea, pur introducendo influenze più elettroniche, e viene accompagnato dal singolo “Last Dance”. Nel 2009, la band ha anche l’opportunità di aprire per i Depeche Mode durante il loro Tour of the Universe a Tel Aviv, confermando la loro crescente popolarità.
Raven in the Grave (2011) e il Suono Elettronico
Con il quinto album, Raven in the Grave (2011), i Raveonettes abbracciano completamente il suono del new wave e dell’elettronica, con l’uso di sintetizzatori e drum machine che cambiano il loro approccio musicale. Il singolo “Forget That You’re Young” è un ottimo esempio di questa evoluzione, con una melodia catchy supportata da un’atmosfera elettronica. Il disco segna un’altra tappa importante nella carriera del duo, che continua a rimanere fedele alla sua identità, pur esplorando nuovi territori sonori.
“Observator” e “Pe’ahi”: La Riflessione sul Surf e la Psichedelia
Nel 2012, i Raveonettes pubblicano Observator, un album che riflette un ritorno a sonorità più distorte e noise, pur con un occhio sempre rivolto alla melodia. Nel 2014, esce Pe’ahi, un disco che prende ispirazione dalla cultura del surf e dalle sonorità psichedeliche degli anni ’60. Questo album segna un altro cambiamento nel loro sound, esplorando territori più morbidi e atmosferici.
2016 Atomized e le Cover: Versatilità e Nuove Direzioni
Nel 2016, i Raveonettes decidono di pubblicare una serie di canzoni mensili, con il progetto 2016 Atomized che raccoglie tutte le tracce alla fine dell’anno. L’idea è quella di rompere con la tradizione dell’album completo, proponendo una modalità di fruizione più moderna e immediata. Dopo una pausa, il duo torna nel 2020 con “Snowstorm”, un singolo che segna un ritorno alle loro radici sonore.
Nel 2024, i Raveonettes celebrano le loro influenze musicali con un album di cover, Sing…, che include reinterpretazioni di brani dei Cramps, Duane Eddy e Everly Brothers. Quest’album segna la conclusione di un lungo percorso di esplorazione sonora, ma al contempo conferma che i Raveonettes rimangono fedeli alla loro visione unica e originale.
La carriera dei Raveonettes è un continuo equilibrio tra il passato e il presente, tra l’iconoclastia del noise pop e la dolcezza delle melodie retrò. Ogni loro album, dal debutto di Whip It On fino a Sing…, rappresenta un tassello importante della loro evoluzione musicale. La loro capacità di mescolare generi e influenze diverse, pur mantenendo una forte identità, li ha resi uno dei gruppi più affascinanti e rispettati della scena alternative rock internazionale.
Se non li avete ancora scoperti, vi invitiamo a immergervi nel loro mondo sonoro, a partire da pezzi iconici come “That Great Love Sound”, “Last Dance”, “Forget That You’re Young”, e a esplorare le sfumature di un sound che riesce sempre a rinnovarsi, pur restando fedeli alle sue radici più oscure e melodiche.

Smemorato sognatore incallito in continua ricerca di musica bella da colarmi nelle orecchie. Frequento questo postaccio dal 1998…
I miei 3 locali preferiti:
Bloom (Mezzago), Santeria Social Club(Milano), Circolo Gagarin (Busto Arsizio)
Il primo disco che ho comprato:
Musicasetta di “Appetite for Distruction” dei Guns & Roses
Il primo disco che avrei voluto comprare:
“Blissard” dei Motorpsycho
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Parafrasando John Fante, spesso mi sento sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Ma poi metto in cuffia un disco bello e intuisco il coraggio dell’umanità e, perchè no, mi sento anche quasi contento di farne parte.
