Riccardo Dellacasa, polistrumentista classe 1991 diviso tra Parigi, Venezia e Milano. Le esperienze di dieci anni sul palco insieme a Verano, ma soprattutto Wemen ed Emmanuelle, hanno contribuito alla ricerca di un suono che arriva da oltre i confini italiani. Dopo il primo album “Amore Italiano” uscito per La Valigetta a marzo 2019, mixato da Marco Fasolo (Jennifer
Gentle) e il singolo “Malé” in collaborazione con Emmanuelle, Francesco de Leo e Auroro Borealo, i nuovi brani di dellacasa maldive sono frutto di una ricerca personale, essenziale e totalmente libera realizzata nel 2020 da Riccardo che si è occupato di tutte le fasi di realizzazione dell’album: il risultato è l’incontro tra elettronica, psichedelia e lo-fi. Le copertine dei singoli, i video e tutto l’immaginario della comunicazione sono opera di Davide Bezier, grafico e bassista dal vivo di dellacasa maldive; Dario Canepa è il metronomo, la spada delle maldive che sta alla batteria. Un viaggio di suoni che arrivano da NYC, Manchester, Parigi, Abuja e da Malé, Capitale del celebre arcipelago dell’Oceano Indiano; un luogo immaginato grazie a una t-shirt e a delle vecchie riviste di viaggio trovate per caso.Oggi esce il video di Fluido e lo potete vedere in esclusiva qui sotto
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memorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica di Pavia e il Babylonia di Ponderano.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
