Schermata 2016-03-03 alle 18.52.45Sono passati ormai quasi vent’anni dalla scomparsa di Jeff Buckley, uno dei più talentuosi cantautori di tutti i tempi e icona della musica degli anni novanta. L’11 marzo uscirà finalmente , una raccolta di dieci brani registrati nel Febbraio del 1993, un anno esatto prima dell’uscita di Grace, album che ha restituito a Buckley il dono dell’immortalità.

All’interno di questa raccolta abbiamo l’occasione di apprezzare la primissima versione di Grace e Dream of You and I; le restanti otto tracce sono invece esclusivamente cover reinterpretate dal cantautore americano.

Tra queste troviamo Just Like a Woman di Bob Dylan, Night Fly dei Led Zeppelin, I Know It’s Over e The Boy With The Thorn In His Side degli Smiths, Everyday People di Sly & The Family Stone, Don’t Let The Sun Catch You Cryin’ di Louis Jordan, Calling You di Jevetta Steele e Poor Boy Long Way From Home di Bukka White.

Sono canzoni che ci fanno capire ancora più a fondo la sua passione per la musica, la sua ricerca di un’identità e la voglia di sperimentare. Nelle versioni originali queste canzoni risultano ovviamente tutte molto differenti tra loro, ma in mano a Buckley si trasformano diventando sua esclusiva proprietà. Le parole sono un prestito (non è poco eh) ma la vera magia sta nella sensazione che si ha già al primo ascolto.

Cerchiamo di dimenticarci del fatto che Just Like a Woman e I Know It’s Over siano beni inestimabili appartenenti a Dylan e Morrissey e chiudiamo gli occhi per la durata di quest’album. La malinconia e la sensibilità di queste interpretazioni ci raccontano quello che diventerà e rimarrà Jeff per tutta la sua vita.

In quest’occasione abbiamo la possibilità di apprezzare per la prima volta la genesi del genio che era Buckley. Ci suona quasi come una confessione, una confidenza: io sono la mia passione e ve la voglio fare sentire. Il suono della sua chitarra che si lega in quel modo maledettamente perfetto alla voce diventa quasi una nuova forma di espressione universale.

Tra tutti i brani I Know It’s Over è stato scelto come primo singolo e non è difficile darsi una spiegazione. Rendere ancora più emozionante una canzone così intima e privata come quella scritta da Morrissey è la prova definitiva della bravura di questo artista; posizionata in coda alla raccolta diventa il saluto più passionale che si potesse mai immaginare.

Scenderà sicuramente una lacrima ascoltando questa canzone ma non per tutti sarà per forza motivo di tristezza.

Andrea Asperi

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