I veneti Universal Sex Arena, giovane pilastro del rock più fisico in Italia, giungono con questo “Abdita” al traguardo del terzo album. Messa un poco da parte l’urgenza dei primi lavori, in “Abdita” la band scava nel profondo e trova il proprio passato nell’archetipo solare e sanguigno del meridione d’Italia. Titoli e soprattutto ritmiche fra il forsennato e il tribale giocano su questo concept.

I numi tutelari possono considerarsi come sempre l’hard rock pirotecnico dei Jane’s Addiction così come, soprattutto nel cantato, i migliori sprazzi del nu-metal (difficile non vengano in mente Chino Moreno dei Deftones o Dez Fafara dei Coal Chamber a sentire la voce di Voiture Tempo). Come già accennato, bisogna però aggiungere le percussioni a metà fra la tradizione (dal Mediterraneo ai gitani, fino all’India) e il fragore tribal dei Sepultura di “Roots” (in questo aiutati dall’ormai onnipresente Luca Ferrari dei Verdena).

L’album corre preciso, potente e originale lungo dodici canzoni. Si inizia con il giro quasi prog di Secret People, si continua con i balli tzigani di The Time Parlour e con il singolo aritmico Horizon Of Barking Dogs. In Radical Leather ed Alongshore The River si affaccia un modo nostrano di affrontare l’industrial, mentre Like Home, melodia brit, ritmica rock’n’roll e bonghi impazziti, è letteralmente una bomba. Gli Stooges fanno capolino in In Palermo You Cant Have Me; affascinante la conclusiva e danzereccia Momentum. Esperimento pienamente riuscito per gli Universal Sex Arena.

Andrea Manenti