Il nuovo lavoro di UnePassante si intitola “Seasonal Beast”. Mentre lo ascolto, la capra in copertina mi scruta con il suo sguardo e penso si tratti di un disco originale, multiforme, per certi versi incomprensibile. Caratterizzate soprattutto da sonorità spiccatamente elettroniche e dalla voce di Giulia Sarno, ognuna delle otto tracce esprime la chiara volontà di sperimentare suoni nuovi, anche attraverso le diverse tonalità e sfumature che può assumere la sua voce.

La voce della Sarno ricorda infatti sia quella pop di Gwen Stefani, sia quella più drammatica di Lana Del Ray, soprattutto quando canta «Is this really now? Or is this a memory of a future me?» nella traccia introduttiva We Are Nine. In diversi pezzi è possibile trovare citazioni ricercate e letterarie: in Cursed Be the Light, ad esempio, viene ripreso l’episodio della morte di Tristano e Isotta, avvicinandosi ad atmosfere oniriche simili a quelle evocate da Bjork, mentre inquietanti strilletti (simili a quelli dei bambini) fanno da sottofondo. In This Be the Verse risuona l’eco di una poesia di Philip Larkin con un suggerimento finale, molto sincero e distaccato: “Don’t have any kids yourself.

A prescindere da sperimentazioni varie, i pezzi che preferisco sono quelli che rimandano a sonorità drum’n’bass, utilizzate per scandire l’ordinarietà di alcuni gesti quotidiani: «Bury me in habits» canta la Sarno in Ordinary Stuff. O sonorità più da ballata: Florence Be Kind è una sorta di elogio alla città di Firenze. E trovo ci sia qualcosa di profondamente romantico e di nostalgico, nel dedicare una canzone alla città che ti ospita, che ti accoglie; quella città che ti dà tanto ma che, allo stesso tempo, ti priva inevitabilmente di qualcosa.

Quello che amo di più della musica è proprio l’emozione che suscita quando la ascolti e sfortunatamente altri pezzi non sono capaci di suscitarmi alcuna emozione, come Sleep, che trovo troppo artificiale e asettica. Questo disco è sicuramente qualcosa di diverso da quello che si è soliti sentire nel nostro Paese, originale dal punto di vista strumentale fino alla fine, con il pezzo The Discipline che porta agli estremi le sonorità elettroniche, raggiungendo apici techno. La capra in copertina continua a guardarmi con i suoi occhietti inquisitori: devo ammettere di non essere riuscita ad entrare pienamente in confidenza con questo disco e a comprenderne a fondo il significato.

Mariangela Santella