“Morning comes electric …few years later!”. Dopo due EP, di cui il primo (“Morning comes electric”, 2013) autoprodotto e il secondo frutto della vittoria al Contestiamo 2014 (“Pirouette”, 2015), i The Wer (acronimo per “Weekend Rockstar”) escono allo scoperto con il loro primo LP, “Werever”, risultato di anni di concerti nella capitale e uno sguardo rivolto oltremanica.

Il gruppo romano si era fatto conoscere già nel 2014, quando si era aggiudicato il primo posto tra 66 band al contest organizzato dal Contestaccio, ormai dal 2007 un punto di riferimento della capitale per la musica emergente. Tre anni dopo i The Wer sembrano aver preso le distanze dalle maniere degli Arctic Monkeys (parte dei The Wer facevano parte di una cover band degli AM), anche se la longitudine di riferimento si posiziona bene tra Manchester (The 1975) e Liverpool (The Wombats). Lontani da quello che gira nella capitale negli ultimi tempi, il loro obiettivo è sempre stato quello di creare una musica smaccatamente anglosassone d’ampio respiro; anche per questo hanno passato del tempo a Brighton, dove le orecchie sono più allenate alle sonorità electro-indie-pop. Inoltre hanno aperto ai The Wombats a Roma nel 2015.

Con Werever i The Wer sono decollati da Roma per un giretto piuttosto internazionale per accantonare i riff di chitarra e lasciare più spazio alle tastiere e a giochi elettronici, come l’uso del vocoder all’inizio di Waves. Testi che ruotano forse un po’ insistentemente intorno a inseguimenti, visioni, fughe e promesse d’amore, ma alla fine lo dicono pure loro… “We are the last romantic ones” (Waves). Un buon gioco di dosaggio, perché si intravedono i retaggi dell’indie vecchia maniera, ma nello stesso tempo un po’ di chitarre funkeggianti (Alibi), la glo-fi (Floating) e delle sessioni elettriche scoppiettanti. Una coerenza nelle parti, dove i synth giocano con la batteria senza mai calpestarsi i piedi. Un disco che è come un sorso d’acqua fresca.

Andrea Frangi