Nella notte degli oscar appena passata, nella premiazione dei film dell’anno più buio del nuovo millennio, hanno meritatamente trionfato due donne (dopo la passata fasulla edizione femminista-chic). Chloé Zhao, cinese di nascita, sguardo cristallino e sorriso silenzioso di chi osserva e racconta a bassa voce, ha vinto con il suo “Nomadland”, già premiato con il Leone d’Oro a Venezia 2020. Non tutti hanno acclamato questo film spirituale e sospeso, che si orienta tra le rughe e lo sguardo sconfinato di Frances McDormand, che poco dice, lasciando ad altre sue interpretazioni più steniche e rabbiose, la malia della resa.

In “Nomadland” è Fern, vedova in fuga dal dolore, che sceglie di smarrirsi tra la luce del deserto e inseguendo i profili di rocce nate all’origine del mondo. Rincorrendo la fuga, Fern raggiunge una nuova famiglia di senza dimora, anime disperate e disperse, che rifiutano la prigione di ospedali e necrologi; scelgono di ritrovarsi alla fine della strada, trascinati dal vento, ricordati dall’eco che parla nei canyon e brillando nei tramonti delle riserve.

La narrazione in Nomadland è spirituale e tagliente. Fern si spinge oltre l’egoismo del dolore, che diventa esperienza corale, in un mondo in cui non esistono confini, neppure quelli della vita e della morte. Un film dedicato a chi è scomparso, con speranza di incontrarsi al termine del proprio percorso, e questa è la via che affronta la protagonista, in un eterno rincorrere lo spazio che ha perso i propri confini.

In “genealogia della morale”, Nietzsche sosteneva che “noi ricercatori della conoscenza siamo per noi stessi degli sconosciuti per la buona ragione per cui non ci siamo mai cercati. Che possibilità abbiamo noi di trovarci un giorno o l’altro? Il nostro tesoro è la dove sono gli alveari del nostro sapere, api continuamente alla ricerca, raccoglitrici del miele dello spirito. Solo una cosa ci sta veramente a cuore, portare qualcosa alla nostra dimora. Per il resto quanto alla vita, alle pretese esperienze vissute, chi di noi le prende veramente sul serio? Chi ne ha il tempo?”. Ed è forse questo il senso di questo film disperato e delicato, nella ricerca di una nuova vita plasmata dal tempo vissuto, dove passato, presente e futuro si uniscono nella circolarità dell’eterno.

Premiato dall’Academy come miglior film, migliore regista e migliore attrice (una delle uniche, anche considerando, che molti degli attori sono veri nomadi, come erano veri nativi i protagonisti del bellissimo “Songs My Brothers Taught Me”, del 2015). Stucchevole il tema musicale di Ludovico Einaudi, bella fotografia di Joshua James Richards (fidanzato della Zhao, per fare del gossip). Da vedere, rigorosamente al cinema (prenotate, adesso si può!).

Il Demente Colombo

 

Il film sarà disponibile su Disney + dal 29 aprile e da maggio al cinema.
Vi consigliamo caldamente la visione sul grande schermo.