Eccoci con un nuovo appuntamento di Musica Aumentata, la nostra rubrica che partendo da una canzone distende su queste pagine un raccontino. Nulla di pretenzioso, s’intende. Ci piacerebbe vedervi con i piedi a penzoloni su qualche muretto e osservarvi di nascosto mentre muovete le dita per scorrere questa paginetta. Tutto qui.

Questa volta ci siamo ispirati a un brano intitolato Warmer dei Booty Ep. Si tratta di un duo proveniente da Vancouver, Canada, dedito a un dream-pop dalle atmosfere cupe e, appunto, oniriche. Il loro Ep di debutto,  “What, what and the who now?”, è uscito lo scorso maggio. Ascoltatelo e poi datevi alla lettura del nostro racconto, “Brucia Ancora”.

 

Brucia Ancora

Così, quando comincio proprio a non farcela più, la lascio lì a sbraitare e me ne vado in cucina. A fumarmi una sigaretta, da solo. Aspiro la prima boccata e cerco di creare il silenzio intorno a me, per un attimo quasi ce la faccio, chiudo gli occhi, mi rilasso, poi la sento che sbatte le ante in camera da letto e devo ricominciare da capo.

Voglio dire, un po’ la capisco, ma non mi sembra il caso di fare scenate del genere per così poco.

Vedo che nel cortile si accende una luce. La signora del secondo piano si affaccia, si guarda intorno e poi fissa gli occhi su di me. Anche se è lontana posso riconoscere la sua espressione incazzata. Io faccio un sorriso e la saluto, e quella sbatte le persiane e se ne va.

Scommetto che è stata lei a chiamare la polizia l’ultima volta, troia.

Lei arriva come un treno fino in cucina. Sento che sbatte qualcosa per terra in salotto prima di entrare, e continua a gridare e gridare e gridare. Io non le do soddisfazione e continuo a fumare, tanto qualunque cosa dica sarebbe inutile. Ho perso l’ultima mezz’ora a scusarmi, e questo è il risultato.

Voglio dire, è solo un tradimento. Queste cose servono a dare pepe in una relazione, non l’ho mica sposata quell’altra. A lei invece sì. Avrebbe già dovuto calmarsi. Così dovrebbero funzionare le cose. Invece va che la devo sempre far sfogare, quando torno tardi e non la avverto, quando voglio bere e lei dice che non devo. Cristo, non siamo mica nel proibizionismo le dico, e lei fa quel passettino indietro come se avesse paura.

Mai toccata con un dito, lo giuro. Ho rotto qualche piatto, c’è un’anta dell’armadio che penzola, ma con lei le mani le ho sempre tenute a posto. A quella sua amica è andata peggio, dovrebbe ringraziare invece di farla tanto lunga. Ma lei no, continua. Schifoso, balordo, tutto il campionario. Io continuo a fumare, prima o poi si stancherà.

Così comincio a fissare la brace della sigaretta, per distrarmi. Ci punto gli occhi come se fossi strabico, e ad un tratto ho questo pensiero profondo. Penso che quella brace è destinata a spegnersi, perché la sigaretta finirà e non ci sarà niente con cui riaccenderla, mentre noi quella scintilla ce l’abbiamo ancora dentro.

Non si è ancora spenta. Brucia ancora. Finché morte non ci separi aveva detto il prete, e io ci credo davvero. Nonostante tutte le cazzate io a lei la amo. Solo che quando mi giro per dirglielo lei se n’è già andata. Cazzo, ero talmente concentrato che non me ne sono accorto. La vedo in cortile che passa, con un borsone enorme per mano. La chiamo e lei si ferma, e allora glielo dico.

Comunque io ti amo ancora, le dico. Ma lei mi guarda con aria triste, e poi se ne va.

Tanto tornerà, mi dico. L’ultima volta ci ha messo meno di un giorno a tornare. La prima volta che l’ho tradita ce ne ha messi due, mai di più.

Finisco la mia sigaretta e la butto in cortile. Resto ancora qualche minuto lì, in attesa. Ancora qualche minuto, mi dico, così inganno il tempo.

Così non penso a cosa farò se questa volta non torna.

di Stefano Ficagna