monaci del surf III coverSi chiamano Monaci del Surf e sono in giro già da un bel po’. Inizialmente erano un terzetto, a cui poi si è aggiunto Nikki. Sì, quello di Radio Deejay. Hanno pubblicato già due album con l’etichetta torinese INRI. Iniziano ad avere alle spalle tanti di quei concerti che nemmeno loro se li ricorderanno più tutti, dato che l’obiettivo principale del quartetto è anzitutto: fare rock ‘n’ roll. E come sapete gli ingredienti necessari per cucinarne di ottimo sono il sudore, l’emozione e l’energia che solo un pubblico di sciamannati può regalare.

Hanno da poco smesso i loro Kimoni d’ordinanza per iniziare a vestire total-black, un po’ Johnny Cash e un po’ fetish/BDSM. Indossano maschere da Luchadores messicani quasi volessero ingaggiare una lotta corpo a corpo col proprio pubblico. Si sono autodefiniti monaci per dare un’idea della fedeltà e dedizione con cui affrontano la loro missione musicale: diffondere il verbo del surf anche qui, nella periferia dell’impero.

La regola monastica che praticano non è di stretta osservanza, tant’è che il loro sound a volte appare caldo e polveroso come il deserto dell’Arizona, altre volte è grasso e unto come un BBQ texano, ci sono dei momenti più violenti e aggressivi nemmeno si credano di essere Hell’s Angels e altri più dolci e melanconici da ultimo ballo alla festa del paese. In alcune circostanze hanno le brutte e sporche sembianze di un cattivo da spaghetti-western altre volte sono delicati e sinuosi come il viso di Penelope Cruz.

Che non si prendano sul serio basterebbe il nome per capirlo, dando una breve scorsa ai titoli della tracklist se ne ha una ulteriore conferma. Si passa dal sacro al profano più velocemente che nel film ‘Il Cattivo Tenente’. A cover di capolavori del rock vengono affiancati scherzi e divertissmant che intrattengono l’ascoltatore. Si va da ‘Personal Jesus’ dei Depeche Mode a ‘Lamette’ di Donatella Rettore passando per ‘California Dreamin’ dei The Mamas And The Papas, ‘Il Cuore è uno Zingaro’ di Nicola Di Bari, il rifacimento della sigla di Game Of Thrones e una personale reinterpretazione del Limbo. Tanto per fare qualche esempio. E’ chiaro che l’intento principale è di divertirsi e divertire, suonando ottima musica, prodotta con cura, senza troppe pretese artistiche o altre balle da avanguardia culturale.

Bluto ne sarebbe fiero.

Lesterio Scoppi