Il recente caso dei Coldplay a San Siro, con i biglietti andati esauriti in un battito di ciglia, ha buttato nuova benzina sul fuoco della questione del secondary ticketing. E ora un servizio de Le Iene, a cura di Andrea Viviani, ha cercato di fare luce su questo fenomeno.

Lo scoop del programma di Italia 1 è stato dimostrare, grazie alla testimonianza di un’impiegata italiana di un operatore del mercato secondario e ad un plico anonimo di fatture recapitato alla redazione, che alcune società di organizzazione di eventi musicali intrattengono rapporti commerciali diretti con i siti di secondary ticketing, secondo logiche commerciali consolidate ma nascoste che danneggiano gravemente i fan e le loro tasche, oltre ad essere quantomeno scorrette se non del tutto illecite.

Proviamo a fare un riassunto sintetico.

Il normale funzionamento del mercato prevede che la società che organizza un dato concerto, dopo aver preso accordi e stipulato un contratto con l’artista e il suo management, metta i biglietti in vendita sulla piattaforma di TicketOne, società di ticketing che detiene un’esclusiva sulla vendita dei biglietti per l’Italia in virtù di contratti stipulati con questi organizzatori.

Nella pratica, alcune società mettono in atto accordi con i portali di secondary ticketing, ai quali vendono anticipatamente rispetto all’apertura delle vendite e in barba all’esclusiva di TicketOne una sostanziosa quota di biglietti al prezzo di vendita; questi biglietti, una volta che quelli in vendita su TicketOne sono andati esauriti, vengono prontamente resi disponibili sulle piattaforme di secondary ticketing con rincari che possono arrivare a 10-20 volte il prezzo originale. Il ricavo extra derivante da queste vendite resta in parte alla piattaforma che li rivende, in parte (nel caso dell’esempio riportato nel servizio, ben il 90%) torna all’organizzatore, in un chiaro meccanismo speculativo.

Nel servizio, i nomi delle società coinvolte sono omessi, testimonianza e documenti sono resi in forma anonima e i nomi degli artisti coinvolti sono tenuti segreti, salvo specificare che si tratta di nomi “notissimi”.
Seguono gli interventi di Claudio Trotta, fondatore di Barley Arts e da tempo attivo nella crociata con questo tipo di pratiche, e dell’amministratore delegato di TicketOne Stefano Lionetti, il quale non offre un commento esplicito alla vicenda ma specifica che esiste sicuramente una violazione dei contratti di esclusiva sulla vendita dei biglietti per i concerti.

Ma la parte più interessante è sicuramente l’intervista a Roberto De Luca, amministratore delegato di Live Nation Italia, filiale della multinazionale del live entertainment musicale. Interpellato riguardo i documenti che Viviani gli presenta e che menzionerebbero un artista che fa parte del roster della sua società, De Luca prima nega la possibilità di un rapporto tra la sua società e Viagogo (che si occupa appunto di secondary ticketing), per poi ammettere che una parte delle accuse potrebbe corrispondere a realtà e definire la manovra “non illegale, ma borderline“. Il tutto, stando a De Luca stesso, sarebbe sostanzialmente un’operazione di comarketing mirata a far salire l’appetibilità dei tagliandi in caso di prevendite giudicate deludenti. Salvo poi dichiarare, a telecamere spente, che sarebbero gli artisti stessi a richiedere a Live Nation di effettuare questo tipo di operazioni.

Dopo la messa in onda del servizio, alcuni artisti tra cui Vasco Rossi e Tiziano Ferro, Mengoni e Giorgia hanno preso le distanze da Live Nation, che ha pubblicato un comunicato in cui afferma di non aver mai attuato queste pratiche nel caso di artisti italiani. Nel frattempo, Claudio Trotta ha annunciato di stare valutando azioni legali contro Live Nation, mentre TicketOne per ora tace.

Guarda il servizio delle Iene:

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( cura di Daniele Piccoli)