kanye-west-the-life-of-pabloNegli anni ’90, il periodo della Golden-age, l’Hip-Hop newyorkese cartellava pesante come gli schiaffi dei papponi sulla faccia delle loro battone poco produttive. Il Boom-bap si propagava nell’etere duro come le nocche degli spacciatori nei confronti dei pagatori insolventi; la strada e le sue storie malate permeavano l’essenza delle storie raccontate dai rapper fin nel profondo. Gli artisti della doppia H si portavano appiccicati addosso i project e la malavita anche dopo anni passati nella Uptown, nonostante i cubani le Yakuzi.

Oggi l’Hip-Hop è sono usciti dal ghetto (mentale e fisico) nel quale si era auto-emarginato, è riuscito ad emanciparsi, si è finalmente evoluto; il suono si è addolcito e le vicende narrate iniziano a trasmettere più speranza che voglia di rivalsa. Ed il cambiamento è avvenuto grazie a profeti non sempre compresi dalla “scena”, grazie artisti visionari che hanno nomi e cognomi come Andre 3000, Erykah Badu,The Roots, J Dilla, Flying Lotus, El-P e MF DOOM. Tanto per dirne qualcuno.

How To Pimp A Butterfly di Kendrick Lamar e, ancor di più, The Life Of Pablo di Kanye West portano a compimento questo percorso iniziato più di un decennio fa’ (Ascoltatevi il bellissimo duetto No More Parties in LA). Senza voler esagerare (forse) questi due splendidi album portano al suo acme l’evoluzione dell’Hip-Hop dal 1970 ad oggi.

Vi dirò di più, e questa volta voglio proprio strafare: The Life Of Pablo è un capolavoro. Un capolavoro non solo in ambito della black music, ma una pietra miliare di tutta la cazzo di storia della musica. Dentro questo splendido LP troviamo condensate assieme la libertà espressa nella tradizione nera dal Free-Jazz di Miles Davis (periodo Bitches Brew) al Funky di James Brown e la creatività smodata e lisergica del rock psichedelico bianco, quello di Frank Zappa & Co.

Se vi sembra che io sia uscito di testa aspettate allora di sentire quanto sto per dire ora: l’ultima fatica del vecchio Kanye riassume e riattualizza, oltre alle forti tradizioni musicali sopra elencate, anche il dadaismo così come ce lo ha insegnato Tristan Tzara. A 100 anni dalla sua nascita, del dadaismo non di Tristan Tzara, quale miglior occasione di festeggiarne il compleanno se non con un party in un loft dell’Upper East Side?!

Si lo so quello che state pensando. Kanye è troppo sbruffone, maledettamente pieno di se, dannatamente montato, insensatamente autocelebrativo, per essere anche solo per un attimo preso sul serio. Tutto vero. Peccato che ne abbia ben d’onde di essere una così brutta persona, dato che è anche un cazzo di geni. Sì. Un cazzo di genio.

In queste 18 tracce, per un totale di un ora di musica, Kanye ha racchiuso tutto il suo eclettico talento, la sua variopinta fantasia, il suo poliedrico gusto musicale e tutta la sua follia. Non si è trattenuto dall’esprimere interamente se’ stesso, rischiando spesso di cadere nel ridicolo, ma aggirando l’ostacolo con classe e un pizzico di tamarraggine. Non ha fatto calcoli commerciali, non si è nascosto dietro un dito, ma ci ha mostrato veramente chi è, nel profondo. E ce l’ha fatta!

Lesterio Scoppi