“Tired Eyes” è il nuovo singolo di Pit Coccato, una canzone scritta ai tempi di “What I Need” che però non è stata inserita nell’album. il testo racconta nella maniera più sincera gli ultimi istanti di una persona che sta per esalare l’ultimo respiro. La viola accompagna nota per nota il compiersi di questo mistero tremendamente affascinante, in un brano in cui l’arrangiamento gioca un ruolo da protagonista. Il video è stato realizzato dalla film maker Agnese Ca rbone in arte AgneMag. Abbiamo a chiesto a lei di raccontarci questo lavoro:
“Il video di Tired Eyes vuole raccontare e trasmettere, in una ricerca di organicità con la musica, le parole e la voce di Pit, una specifica sensazione che penso si possa avvicinare a quello che si prova quando ci si ricorda la bellezza di mostrarsi, liberare la propria autenticità restando coscienti della propria caducità. Per questo per il video ho scelto di filmare lunghe chiacchierate ed incontri e unire dei piccoli estratti di ognuno di essi”.
Qui in anteprima per voi il video di Tired Eyes di Pit Coccato
Qui la recensione del disco di Pit del 2019

memorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica di Pavia e il Babylonia di Ponderano.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
