Elvis Costello raggiunge l’obiettivo del trentesimo album di inediti, tornando sul mercato delle nuove uscite dopo cinque anni: uno scroscio di applausi per una carriera degna di un presentatore del Festival di Sanremo per affidabilità, anche se il cantautore inglese, che esordì a metà degli anni 70, non è certo diventato un divo da grandi folle quanto un fine esecutore da molto tempo orientato al pop di nicchia.

E infatti “Look now” si presenta come una raccolta di canzoni che porgono il loro tributo ai musical di Broadway e alle ballate soul-jazz più raffinate, con Burt Bacharach non a caso co-autore per tre volte, senza però perdere in molte tracce un’eco del northern soul e del pub rock, finanche della new wave, che Costello ha assorbito all’inizio della sua lunga militanza musicale.

Nel dettaglio “Look now” è pregiato come un buon brandy e sa alternare le ballate ben orchestrate e giocate sulla melodia, come la traccia iniziale o l’eponima, o come Isabelle In Tears, quasi cameristica, e He’s Given Me Things, notturna e vestita in frack, con accelerazioni come Unwanted Number o Mr. and Mrs. Hush, che, pur non avendo scosse elettriche o anfetaminiche, posseggono comunque una legnosità e una lieve nevrosi che riportano alle radici geografiche e generazionali di Costello.

Un disco di certo adatto a chi ama l’hi-fi e le cravatte di Marinella, ma alla fine abbordabile anche dai più rozzi poppettari, poiché di solo canzonette si tratta, anche se tirate a lucido e vestite come quando vai a chiedere un mutuo in banca.

Alessandro Scotti