Segrate, 22 Marzo 2017

C’è una certa aria di malinconia al Magnolia stasera. È quella che ti prende quando vai a una festa sapendo che ritroverai amici che non vedi da anni. Chi è al concerto degli Ataris è qui perché li ha conosciuti nei primissimi anni 2000, quando la band di Kris Roe e soci cominciava ad affermarsi in quella che era l’emergente scena pop-punk. L’ultimo album in studio della band (“Welcome the Night”) risale al 2009 e da lì in poi poco altro: una raccolta di pezzi live o rimasterizzati e una breve apparizione di Kris Roe in Italia con il suo mini-tour da solista dello scorso anno.

Nonostante il lungo silenzio discografico, sotto al palco si raduna comunque una folta folla di “ex-ragazzini” pronti all’esibizione del gruppo che fu per tanti un punto di riferimento. A scaldare il pubblico ci pensano gli Slimboy, band punk-rock svizzera che accompagnerà la band statunitense per tutta la tournée italiana. Le chitarre sono belle incazzate e l’attituide è quella giusta. L’atmosfera inizia a scaldarsi.

Poi arriva finalmente il turno degli Ataris. Un imbolsito Kris Roe, con tanto di cappellino tattico che sostituisce la capigliatura ossigenata, si avvicina al microfono rendendo noti a tutti che il tempo passa e lascia impietoso i sui segni. Quando partono le prime le distorsioni di chitarra, la voce che si innalza al di sopra è quella che tutti ricordiamo. Per una buona ora siamo catapultati indietro nel tempo. I pezzi in scaletta sono quelli che ci si aspetta: un misto dei brani storici presi per lo più da “So Long Astoria” (l’album di maggiore successo della band, disco d’oro negli Stati Uniti). Le chitarre riversano tutta la loro potenza punk ritmate da una instancabile batteria. Ci si muove, si canta. Qualcuno abbozza un timido pogo, che ormai per certe cose non si ha più l’età. Il concerto esplode quando gli Ataris suonano Boys Of Summer per poi ritirarsi per una breve pausa.

Fino a qui tutto come immaginato, un perfetto concerto “revival” a scaldare il cuore del ragazzino che è dentro di noi. Ma c’è una sorpresa: Kris torna sul palco e annuncia che i prossimi due brani sono delle novità contenute nell’Ep scaricabile gratuitamente dal loro bandcamp. I pezzi sono chiaramente di stampo Ataris, ma in qualche modo più rock e (logicamente) più maturi e strutturati. È infine la volta del colpo di grazia alla malinconia di questa serata: parte So Long Astoria. Tutti cantano. Tutti quanti cantano a squarciagola. Potrei giurare di aver persino visto qualche occhio lucido. Sarebbe il finale che tutti aspettavamo. Gli Ataris però non ci stanno ad essere solo una band del nostro passato, ma dimostrano di volere ancora un futuro. Partono in sequenza le ultime due canzoni della performance, sempre inedite. La prima più calma e intimista, la seconda decisamente più incazzata che si conclude con tutti i membri della band raccolti intorno alla batteria in un misto di piatti, rullanti e distorsioni di chitarra.

La serata si chiude. Kris si sposta dietro al banchetto del merchandise, saluta affabile e rivela quello che ormai tutti speriamo: sì, ci sarà un nuovo album! Rimane il tempo per bere un’ultima birretta con gli amici chiacchierando dei tempi andati. Perché in fondo, come urlavamo sotto al palco poco prima, “Life is only as good as the memories we make“. So Long Ataris (per ora).

Simone Casarola