Ventinove anni, e già una reputazione da artista controverso. Alex Cameron è un giovane australiano, di Sidney per la precisione, decisamente non come tutti gli altri. Una carriera solista iniziata quando ancora ventitreenne è costretto a ricorrere al trucco per ricreare sul proprio viso i solchi dell’età che passa e delle esperienze che segnano peculiari del personaggio, di sua invenzione, protagonista del suo primo disco Jumping the Shark. Sì perché il buon Alex, dopo aver esplorato mondi elettronici col trio Seekae, nel 2013 decide di tuffarsi nella sua nuova avventura musicale realizzando brani che esplorano le sfumature della personalità complessa di un consumato artista, la cui carriera è sull’orlo del precipizio. E l’attitudine alla scrittura concettuale di Cameron continua ad emergere anche nel suo secondo lavoro “Forced Witness”, nel quale, proprio come una moderna Alice, l’artista decide di entrare dentro lo specchio, fatto di luci e ombre, dell’animo umano.

Questa stessa abilità esplode lo scorso settembre nel suo terzo album “Miami Memory”, dedicato all’investigazione dell’amore, ma in un modo del tutto non convenzionale. Sempre grazie all’utilizzo di alter-ego il cantante ci porta qui infatti nel b-side del gioco di coppia, fatto di rotture, di famiglie non tradizionali, di sesso non romantico o ancora di sesso come lavoro.

In attesa di vederlo portare questo suo universo poliedrico sul palco dell’Ohibò di Milano, mercoledì 9 ottobre, ecco intanto 10 canzoni per conoscerlo meglio.

Qui i biglietti per il concerto, prevendita consigliatissima!

a cura di Daniela Raffaldi

 

Happy Ending

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Brano di apertura del primo disco di Alex. Un ossimoro “di fatto”. La fine che si palesa da subito come la reale protagonista di tutto questo primo lavoro. La fine che non ha paura di mostrarsi, di essere pronunciata, di essere narrata. Il manifesto di un album certo, ma anche di un generale approccio alla musica. Quello di Cameron, con la sua predisposizione alla contraddizione, al chiamare le cose col proprio nome, al non curarsi delle convenzioni.

Con questa traccia ci viene introdotto il protagonista di Jumping the Shark, un artista al tramonto che si aggrappa con tutte le sue forze a ciò che gli rimane (sempre che qualcosa ancora ci sia) mentre prende coscienza sempre più del suo imminente (per non dire ormai manifesto) fallimento.

Take Care of Business

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L’ossessione per un mondo, quello dello show biz, che non gli appartiene più e un sé stesso che non sa riconoscere fuori da questo ambiente, diviene crepa sempre più evidente anche nel suo rapporto di coppia. Alla donna che gli è sempre stata accanto sembra non importi altro che dei suoi affari. Ma viene da pensare se questa donna altri non sia che lo spettro della sua stessa paura, l’incubo oscuro di quegli ingaggi che non piovono più, di quell’onda, sulla cresta della quale non riuscirà più a stare.

Internet

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In questa traccia l’anti-eroe decadente evocato da Cameron sembra aver trovato la soluzione ai suoi problemi: risorgerà dalle sue ceneri come una moderna araba fenice grazie ad Internet.

Ma a dispetto delle sue parole sicure, la musica ci parla di una malcelata gravità nascosta dietro l’apparenza di un tono fermo e convinto. Sembra quasi di intravedere l’oscurità del baratro che lo aspetta al varco grazie ai Synth e alle tastiere che caratterizzano questo brano, mentre il timbro profondo di Alex non lascia scampo all’interpretazione.

Tutti gli elementi sono uniti in un connubio perfetto in questa bella versione live del pezzo presso i Music Feeds Studios.

 

True Lies

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Da un Internet usato per lavoro, fama e soldi ad un Internet usato per relazioni, sesso e amore. Si cambia disco, ma non modo di essere. I suoni si fanno più chiari, luminosi, a tratti dolci, ma non più edulcorata diventa la narrazione dell’umanità contenuta in questi brani.

True Lies ci racconta di un uomo che ama la sua partner, ma anche tutte quelle donne on-line. Che le loro identità siano vere o false non importa, è il mix di gioco e sensazioni quello che conta. E in quanto tale va descritto, col lessico che gli compete e quella trasparenza che il protagonista proprio invece non riesce ad avere con la sua lei.

Qui Cameron suona e canta questa canzone in un live cristallino come la verità delle bugie che ci propone, accompagnato al sassofono dall’artista, amico e sodale Roy Molloy.

Alex Cameron sarà  sul palco dell’Ohibò di Milano, mercoledì 9 ottobre, ecco intanto 10 canzoni per conoscerlo meglio.

Qui i biglietti per il concerto, prevendita consigliatissima!

Candy May

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E il Sax di Molloy esplode nella ballata struggente Candy May, che forse così suadente, pur nella sua decadenza, non sarebbe senza il suo intervento. Il singolo di lancio del secondo lavoro in studio di Cameron brilla di luci al neon, sparate, artificiali, spesso a intermittenza. Mettono in evidenza un uomo che vive in uno stato di “rovina interiore” perenne, ma senza illuminarlo. A niente serve invocare il salvifico nomignolo della donna della sua vita. E questa invocazione del resto altro non è che l’ennesimo crogiolarsi nel suo stato di fascinoso degrado, incapace di diventare l’uomo che Candy May meriterebbe al suo fianco.

Appaiono qui, per la prima volta nel disco, le note sottili della seconda voce di Angel Olsen, grazie alla quale ci sembra quasi di vedere l’impalpabile Candy, giusto un attimo prima che scompaia di nuovo.

 

Stranger’s Kiss

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Il sodalizio vocale tra il timbro scuro e profondo di Alex e le note eteree ma nette di Angel si esprime al massimo nel duetto di Stranger’s kiss. Bella, dolce, malinconica, tranquillamente inquieta, la canzone si sposa perfettamente con il video realizzato ed interpretato, insieme allo stesso Alex Cameron, dall’attrice inglese Jemina Kirke, che molti riconosceranno come la dirompente Jessa della serie tv Girls. Ne emerge il ritratto apparentemente bizzarro di una storia d’amore o quella che sembra tale, ma ad uno sguardo attento è chiaro come in realtà ciascuno alla fine ami semplicemente se stesso o meglio la proiezione di ciò che desidererebbe essere.

 

Runnin’ Outta Luck

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Ma il più evidente cambio di passo sonoro del disco è rappresentato decisamente da Runnin Outta Luck, eighties, ballabile, addirittura catchy, insomma in una parola: pop. E con una tale descrizione non stupisce che il brano sia frutto di una collaborazione tra Cameron e il glamourosissimo frontman dei Killers, Brandon Flowers. I due sono, in questo periodo, vicendevolmente ospiti e co-autori di pezzi, l’uno nel disco dell’altro, e talvolta riescono a ricreare la coppia anche sul palco.

Qui le due versioni della canzone, patinata e live “a due”.

https://www.youtube.com/watch?v=Y-XEYfOqHZo&list=RDhVUXdjEvlm4&index=2

 

Divorce

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La collaborazione con Brandon continua anche nel presente di Alex. Divorce, il singolo che ha annunciato e preceduto il terzo e più recente album di Cameron, Miami Memory, porta infatti la firma di entrambi. Si tratta di un’esplicita dichiarazione d’intenti in merito al tema che l’artista esplora in tutto il suo ultimo lavoro. Si ritrova l’uso ben calibrato dei contrasti tra suono e testo con un motivo all’apparenza sottile e spensierato che sostiene i pensieri pesanti e quanto mai concreti di quell’attimo prima che precede l’ormai inevitabile conclusione di una storia d’amore.

 

Miami Memory

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Esplicito, reale, ma non per questo non romantico. In modo totalmente non classico, s’intende. L’amore ricordato di questo pezzo, che dà il nome all’intero album, è così, sensuale, provocante, senza filtri, vero, crudo proprio like a oyster e come l’estetica tutta del suo creatore.

Languido anche il suono che accompagna queste memorie, di ritmo lieve ma costante. Nel video torna l’espressiva Jemina Kirke, nel frattempo compagna anche nella vita reale del cantante nonché, a sua detta, musa ispiratrice di tutto il disco, questa volta però è Cameron a dirigere lei, che si fa nuovamente eccellente interprete delle donne raccontate dal musicista, mai “protagoniste narranti” e ciò nonostante presenza imprescindibile delle sue “storie”.

 

Stepdad

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E concludiamo questa carrellata col pezzo che meglio di tutti mostra come Alex Cameron riesca a parlare d’amore a 360° come effettivamente nessuno saprebbe fare, perché nessuno probabilmente avrebbe il coraggio di farlo così. Dopo l’amore in crisi, dopo l’amore passionale, e crudo, ecco l’amore genitoriale, ma attenzione, non quello dei genitori naturali, bensì di coloro che si trovano in questo ruolo, coloro che affrontano tale sfida perché scegliendo un partner scelgono anche un figlio, che però non hanno fatto. Ci insegna che poi alla fine quello che conta è solo Don’t forget what I told you about your demons, They’re just thoughts in your head while you sleep, no more than that