Diciamoci la verità, quasi tutti si sarebbero aspettati che questo “C’mon You Know”, terzo album solista di Liam Gallagher, fosse un altro piccolo compendio brit-pop, ottimo per la fanbase ma anche per affilare gli artigli dei più critici, sempre e altrettanto al varco. I singoli anticipatori, del resto, partendo da Everything’s Electric (Greg Kurstin e Dave Grohl nei crediti, con il secondo pure alle pelli), via per la titletrack, aiutavano non poco a maturare questo sentiment. E invece.

E invece finisce che Liam Gallagher riesce pure a sorprenderci quanto basta: perché il lotto delle canzoni mette in mostra un perimetro stilistico di più ampio respiro. Certo, ci sono echi dei soliti idoli, come gli Stones nella toccante e litanica More Power in apertura, mentre Better Days prende in prestito il pattern di batteria di Tomorrow Never Knows dei Beatles, mossa già compiuta dall’altro Gallagher quasi un lustro fa nella sua collaborazione con i Chemical Brothers in Let Forever Be.

Incuriosiscono, invece, le incursioni nel rock più mefistotelico e carambolante di I’m Free e Wave, la squillante e funky The Joker, la collaborazione con Ezra Koening dei Vampire Weekend in Moscow Rules, perfette anche per provare nuove paraboliche per l’ugola del Nostro. Finisce che sono gli episodi di pop-rock più scolastico ad essere i più deboli e difficilmente degni di futura memoria, magari buoni ad alimentare le scalette di RKID nei suoi live (in questi giorni ha riempito da solo Knebworth).

Quindi? I mad fer it saranno ancora una volta in brodo di giuggiole, apprezzando sia le ballad che le virate più “alternative” del loro beniamino (quasi dimenticavo, ancora una volta il fidato Andrew Wyatt scrive e produce gran parte della roba); i detrattori saranno invece ancora più acuminati, con la solita storia del livello artistico risibile dell’antipatico fratello minore dei due. Ma alla fine non è ormai questo il gioco delle parti? C’mon, you know…

Anban