È uscito un nuovo disco di Andy Bell, artista gallese noto ai più per la sua militanza nei Ride, pietre miliari dello shoegaze, e poi Oasis (dal 1999 al 2009) con seguito nei Beady Eye di Liam Gallagher (dal 2009 al 2014). Il disco è molto bello, si chiama “Flicker” e dà un seguito a “The View From Halfway Down”, bellissimo esordio solista di un paio di anni fa. Il periodo di lockdown è stato utile all’artista per mettere ordine nel suo archivio insieme all’amico fraterno Gem Archer. Abbiamo alzato la cornetta per una telefonata che ha  soddisfatto le nostre curiosità sul disco…

 

A cura di Carlo Pinchetti

 

Ciao Andy, il tuo nuovo album ”Flicker”, molto bello, è anche molto eclettico, sembra rispecchiare tutto lo spettro dei tuoi gusti in ambito musicale, da episodi quasi acustici, alla psichedelia, elettronica, shoegaze, etc.. È un’osservazione che condividi? Si tratta di una scelta precisa, o semplicemente è venuto tutto spontaneamente?

Grazie mille. All’inizio l’idea era di mantenerlo molto minimale, solo batteria, basso e chitarra acustica; successivamente, però, ho di fatto reso le canzoni molto più ricche e corpose del previsto. Ciononostante è rimasto un nucleo base piuttosto folk.

Ho letto che l’album è composto principalmente da canzoni scritte nei 90s e registrate da Gem Archer negli ultimi due anni, dopo averle riscoperte “grazie” al lockdown. Avresti voglia di introdurci un po’ nel processo creativo che ci sta dietro? Hai collaborato con altri musicisti alla registrazione oppure ti sei occupato di tutto in prima persona?

Non ho collaborato con nessuno in fase di scrittura e ho peraltro suonato tutto io. Le canzoni sono state scritte dagli anni ’90 fino al 2021, ma tutte hanno preso vita da idee che datano a prima del 2016. Ho raccolto molte canzoni a metà e le ho poi completate con Gem, si trattava di musica non adatta alle mie band, o che semplicemente non era mai stata completata. Dopo aver registrato le basi con Gem, le ho poi lasciate “riposare” per un po’ di tempo. Ho pubblicato 2 album con Ride, 2 album come GLOK, e infine, durante il lockdown, ho ripreso in mano le sessioni. Alla fine c’era materiale sufficiente per 2 album: “The view from halfway down” e Flicker.

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Durante le prime settimane di lockdown ho seguito con piacere la tua attività social, era bello vederti suonare in acustico pezzi più o meno noti del tuo repertorio, e non solo. Che ricordi hai di quel periodo, che per la maggior parte delle persone è stato molto traumatico?

Grazie. In quel periodo, per me, il semplice fatto di sedermi e suonare la chitarra è stato molto terapeutico e, visto che mi faceva stare bene, ho iniziato a pubblicare una canzone al giorno nel tentativo di creare un contatto umano al di là della mia famiglia, in un certo senso superando il lockdown. La gente ha iniziato a richiedere canzoni e da lì tutto è esploso. Alla fine, ho fatto qualcosa come cento video, tutti sempre disponibili sul mio canale Youtube.

La tua recente attività live con Space Station ha la forma di un grande flusso di coscienza in cui i suoni si intrecciano e si costruiscono uno sull’altro, in una sorta di solipsismo sonico. Questa modalità di portare live la tua arte è stata una scelta dettata dalla pandemia, e quindi anche dalla necessità di spostarti in maniera più leggera e agile, oppure è un progetto che avevi comunque intenzione di realizzare?

Non sarebbe mai successo senza la pandemia. Anche in questo caso stavo cercando dei modi alternativi per connettermi musicalmente con le persone, così mi sono inventato qualcosa che si prestasse ad una certa improvvisazione, qualcosa che potessi fare con la mia musica dal vivo. Ho rieditato brani provenienti da varie fonti, come i miei dischi da solista, GLOK e altre cose inedite, e mi sono messo a suonarci sopra la chitarra dal vivo, unendo poi anche una parte di DJing con le basi, pensate di volta in volta per adattarsi all’atmosfera della giornata. Il nome “Space Station” è nato quando mi è stato chiesto di farlo in una modalità un po’ al di fuori del solito ambiente: in un bar dietro l’angolo, da cui trasmettevo ogni mese circa. Ora il progetto ha sviluppato una sua vita anche lontano dal contesto del lockdown.

Come procederai con la promozione live del disco? Prevedi di proseguire in modalità Space Station, oppure di coinvolgere altri musicisti in una conformazione più “classica”?

Continuerò ancora per un po’ in modalità “Space Station”. Non credo che sarò in grado di andare in giro con una band per il mio disco solista, questa volta. Focalizzerò le mie energie nei Ride, con cui tornerò presto in tour.

Ultima domanda, scontata ma importantissima: cosa stai ascoltando in questo momento, cosa ci consigli?

Warmduscher, Dot Allison, Ibibio Sound Machine, Daniel Avery, New Dad, David Holmes, Bdrmm, Khruangbin, Sarah Davachi, Brian Jonestown Massacre, Sinead O Brien, Big Joanie, Dijon, Ravetank, Kungens Man, Paranoid London.

 

Andy Bell sarà in Italia questa estate per tre date, eccole:

venerdì 8 luglio @ Bologna, Covo Club
sabato 9 luglio @ Pesaro, Bagni Elisa 3
domenica 10 luglio @ Roma, Unplugged In Monti (locaton tba)