Ha dedicato ogni brano del suo ultimo disco, Stelle Forever, a una donna (diversa), genuinamente romantico e geneticamente indie sin dalla prima ora, Leo Pari ha collaborato con gli amici Tommaso Paradiso e Calcutta. Cantautore affascinato fin da bambino da Franco Battiato, lo scorso venerdì 3 dicembre, si è esibito al Biko di Milano in una data che anticipa il suo Stelle Forever Tour. Per l’occasione, abbiamo fatto due chiacchiere con lui sullo stato di salute attuale dell’itpop, le ragioni del successo mondiale dei Maneskin (no, non riguardano la loro originalitĂ ) e come si pone uno che di lavoro scrive canzoni davanti ai possibili cambiamenti della lingua italiana tra schwa, asterischi e politicamente corretto. Infine, come mai nell’itpop praticamente non ci sia traccia di un amore corrisposto (nè tantomeno di sesso)? Ne è uscita una chiacchierata a 360 gradi, da leggere in attesa del suo nuovo tour…

Partiamo dalle origini, ma proprio dalle origini delle origini: qual è il primo disco che ricordi di aver comprato? 

Me lo ricordo bene! Da bambino comprai la musicassetta de La voce del Padrone di Franco Battiato. Sicuramente non ero in grado di capire ancora tutte le parole e i significati di quei testi, ma allo stesso tempo, giĂ  da piccolo venivo rapito dall’estetica di quelle canzoni e di quelle melodie. 

E adesso veniamo a oggi: fai parte della scena itpop. Ecco, come sta l’itpop attualmente?  

Direi abbastanza bene, anche se i dati di quest’anno hanno mostrato che si ascoltano di piĂą rap e trap. Ma la canzone italiana, la bella canzone italiana è qualcosa che continuerĂ  a esserci sempre. Con una buona melodia, un buon testo, è sempre necessaria. 

Una critica che viene spesso rivolta all’itpop è che la musica italiana oggi suoni un po’ tutta sempre uguale. Che ne pensi?

Penso che ognuno abbia diritto alla sua personalissima opinione, ma non sento di essere del tutto d’accordo. Però il fatto è che molta piĂą gente oggi ha possibilitĂ  di fare musica, di registrare una canzone. Ne consegue che spesso tanti che fanno itpop, come anche rap, trap o hip hop, un po’ si improvvisino prendendo quello che va per la maggiore per tirar su il proprio sound. Quindi capisco da dove arrivi questa critica: se suona tutto un po’ uguale è perchĂ© c’è un forte copia e incolla. Questo non si può negare. 

Una sorta di appiattimento, insomma… 

Un po’ sì, purtroppo. Non è detto che uno debba essere il piĂą bravo cantante, autore o pianista ma è importante riuscire a rimanere originali in quel che si fa, originali e anche personali. Molto spesso le canzoni che si ricordano di piĂą sono quelle connotate da una forte caratterizzazione. 

Quindi, per esempio, i Maneskin stanno riscuotendo tutto questo successo mondiale perchĂ© sono originali? 

I Maneskin non sono proprio il massimo dell’originalitĂ , lo ritenevo giĂ  in passato. Le cose che fanno sono giĂ  sentite, ma io ho pure piĂą di 40 anni e quando passa del tempo tutto ciò che è giĂ  stato fatto, se riproposto in un certo modo, diventa “nuovo” alle orecchie dei piĂą giovani ascoltatori. Poi loro, i Maneskin, sono molto bravi a performare quello che fanno. Quindi anche se il riff di chitarra non è il piĂą geniale della storia, risulta sempre ben fatto. Inoltre, va riconosciuto quanto siano bravi a essere un tuttuno, cioè quello che una band deve necessariamente essere. Non ci scordiamo che i Rolling Stones, in fondo, erano forti sia perchĂ© bravini a suonare qualche riff, ma soprattutto perchĂ© erano un nucleo: cinque persone con la stessa faccia, lo stesso messaggio e la stessa determinazione ad andare verso la medesima direzione. 

Stiamo facendo paragoni tra Maneskin e Rolling Stones?

No no, era solo un esempio! Figuriamoci! 

Sui social c’è ormai da tempo un grande dibattito su schwa e asterischi da inserire per non identificare i generi. Se questa trasformazione dovesse entrare stabilmente all’interno della lingua italiana, cosa cambierebbe per un cantautore nell’ambito della stesura dei testi? 

Purtroppo viviamo in un’epoca di ignoranti, quindi è ancora necessario rimarcare alcuni argomenti e tematiche che nel 2021 quasi 2022 dovrebbero essere superati ormai da tempo. Non trovo errate queste istanze. 

Quindi se le cose dovessero evolversi in questo modo, da cantautore, metteresti schwa e asterischi nei testi delle tue canzoni? 

Beh, sarebbero difficili da suonare! Sì, penso proprio che ci potrei anche provare ma temo che così suonerebbero davvero male! (ride) 

Intanto, non sei in gara tra i Big di Sanremo 2022…

Guarda, mi piacerebbe fare un Samremo… Ma onestamente non ho nemmeno mai provato a candidarmi.

Però eri candidato a diventare la nuova voce dei The Giornalisti dopo l’abbandono di Tommaso Paradiso. O almeno così si diceva… Poi cos’è successo?

Non è mai stata vera questa cosa. NĂ© io nĂ© gli altri l’abbiamo detto. Non ho idea di come sia uscita. 

Ma hai fatto parte dei Boys Boys Toys, la band nata insieme a Marco Rissa dopo lo scioglimento dei The Giornalisti. Che fine ha fatto quel progetto?

Sì, ne ho fatto parte ma non era un vero e proprio progetto, in realtĂ . Boys Boys Toys è stato solo un finto nome per fare una canzone. Si è sempre trattato, giĂ  nelle intenzioni, di una cosa one shot. Non era previsto un seguito. 

Bene, addio Boys Boys Toys. Ora dacci un motivo per cui non ci si possa perdere un live di Leo Pari.

Sicuramente perché si canta molto: i miei concerti sembrano sempre una specie di karaoke con le mie canzoni.

E poi si rimorchia un sacco, vero?

Beh, devo ammettere che dal palco vedo dei movimenti, qualche limone che male non fa… ma sì, dai, nascono nuovi amori, lo posso dire. 

Eppure, viene fatta spesso questa critica: sia nei testi che nei video, da Completamente dei The Giornalisti in poi, per intenderci, c’è sempre la figura dell’uomo dolente perché non corrisposto sentimentalmente e, di conseguenza, nessun riferimento al sesso, come fosse tabù o qualcosa che non riguarda, comunque, l’amore… Secondo te si tratta di una critica sensata?

É vero che questa attitude esiste. Come dicevo prima, il rischio è sempre quello di tendere ad abusare di una formula che ha funzionato per alcuni. Tutti tentano di riprodurla ed è la cosa piĂą sbagliata che si possa fare perchĂ© non funzionerĂ  mai. Quello dell’indie sfigato e sottone è un po’ un topos, un canovaccio di tematiche che girano intorno a questo mondo musicale. Sarebbe meglio se ci si impegnasse a fare musica piĂą originale. 

Anche perché pure gli indie scopano, no? Vogliamo dirlo?

Beh, sì. Può capitare (ride). 

intervista di Grazia Sambruna