Dopo qualche lock down e un festival di Cannes, finalmente siamo tutti andati al cinema (o stiamo per andare) a vedere l’ultimo film di Wes Anderson, The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun. Un appuntamento firmato Prada, in cui avremmo sperato di intravedere del buon cinema, ma non è successo. Lo stupore iniziale dei primi splendidi quadretti di Anderson, è stato presto sommerso dall’impazienza che l’esercizio di stile terminasse il prima possibile. La storia (che trama non ha), si divide in tanti siparietti (gli articoli della rivista “The French Dispatch”) alcuni fin troppo dettagliati, con recitazione verbosa, ingessata e caricaturale, e carrambate all’apparire dei numerosissimi attori che si intravedono nella locandina.
Migliore tra tutti l’episodio con Benicio del Toro, malissimo quello con Edward Norton e Mathieu Amalric (nemmeno due attori giganteschi come loro hanno potuto salvare l’insalvabile) comprensivo di momento instagram con foto dei cibi cucinati dal grande cuoco Nescaffier (mah).
Esercizio autoriale con sceneggiatura inesistente, boutade o fallimento? Film ad episodi al quale manca il filo conduttore, certamente ricco di gadget, posterini, e colorini vivaci. Simmetrico, inconsistente, noiosissimo; Bill Murray fossile, Tilda Swinton sembra Alberto Sordi in Guglielmo il Dentone. Wes Anderson e Roman Coppola avrebbero forse voluto girare un cult alla New York stories, non considerando la necessità nei film a racconti di una solida ed accattivante sceneggiatura, o almeno di un episodio memorabile che possa salvare un film zoppicante (vd. Oedipus Wreck in New York Stories o Faubourg Saint Denis in Paris Je T’aime).
Quel che resta è una colonna sonora ridondante di Alexandre Desplat ed un piglio da accumulatore (anche nelle scelte stilistiche, dal realismo alla Updike al fumetto), in cui Wes Anderson si cita, perdendo di vista se stesso, in una lunga e vacua rassegna di tristi rappresentazioni teatrali, di cui ci dimenticheremo presto (speriamo).
Il Demente Colombo