“Roba da anzianotti” è uno spazio che abbiamo il piacere di condividere con il gruppo Facebook “Anzianotti (per lo swag)”, nato per commentare, anche in chiave autoironica, la passione per la musica che ha posto le basi per quello che oggi chiamiamo genericamente “indie”. Un gruppo composto da chi oggi, per citare il buon Max Collini, può fieramente ammettere di essere stato “indie prima di voi”. Lo spirito dunque è questo: scherzare un po’ con l’etĂ  che ormai avanza, con la nostalgia per i vecchi dischi (che sono sempre migliori di quelli nuovi) e raccontare in maniera semiseria le emozioni di un tempo. Oggi vi parliamo del film “Almost Famous” di Cameron Crowe e della sua colonna sonora, che ha da poco compiuto 21 anni.

 

La ristampa della colonna sonora di “Quasi famosi”, film del 2000 in cui un giornalista musicale in erba segue il tour di una rock band alla ricerca della fama, ci dĂ  l’occasione per frugarci un po’ nell’ombelico, toglierci la flanella lì accumulata e fare il punto sul destino dell’umanitĂ  anzianotta e non.

Prendiamola alla lontana: siamo così abituati a misurare il nostro tempo contando gli anni prima e dopo Cristo che quello schema ci resta comodo per incasellare anche altri fenomeni culturali, compreso quello noto come musica rock. La cui golden age inizia con la psichedelia e trionfa nell’art rock degli Anni ’70, portando alla maturitĂ  un genere nato banalmente per accompagnare i rituali di corteggiamento dei giovani. Per poi venire messo in dubbio, una volta raggiunto l’Olimpo,  da voci dissidenti come quella di Lester Bangs, o da suoni dissonanti come quelli degli Stooges, entrambi convitati di pietra nella pellicola in questione, mito in celluloide sul crepuscolo di quegli dei. Ma spesso, si sa, la rivoluzione procede appoggiandosi sulle spalle dei giganti, se non altro perchĂ© sono questi che daranno ai Ramones e ai Sex Pistols un bersaglio su cui costruire la loro dialettica e la loro poetica.

La rivoluzione avanza, rotolano le teste, ma ecco che arriva il  riflusso, e allora col passare degli anni, oggi, l’ascolto di questa colonna sonora, raccolta di classici precedenti l’arrivo della new wave, che gusto lascia? Diciamo quello di un vino invecchiato bene, e di una proposta neppure così distante dal ciclone che la spazzò via, almeno in termini di qualitĂ  ed emozioni trasmesse.

Le tracce qui presenti sono infatti un trionfo rigoglioso di pop progressivo,  eseguito dai pesi massimi e medi di quegli anni: Who, Beach Boys, Yes, Elton John, David Bowie, Cat Stevens, Sparks tra gli altri. Poche le incursioni in suoni piĂą virili, con il blues rock degli Allman Brothers e dei Lynyrd Skynyrd. Non pervenuti o quasi il funky e la musica nera. Una istantanea grassa dell’occidente giovane (e bianco) in adorazione dei propri eroi, senza l’urgenza del punk e dell’hip hop, ma con una raffinatezza e floridezza a dir poco commoventi.

Allora Lester Bangs nel film può giocare la parte del profeta di sventura e scommettere sul regno degli inferi di Iggy Pop, ma al di là delle derive tronfie del periodo è indubbio che le mega (e meno mega) rock star dell’epoca abbiano messo nero su bianco alcuni dei momenti di maggior pregio della musica popolare del secolo scorso.

Un canzoniere grazie a cui gli anzianotti piĂą intransigenti sul tema della autenticitĂ  di strada possono riscoprire i tesori precedenti al ciclone del ’77 e fare pace con papĂ  e mamma, chĂ© tra poco è ora di andare dal notaio a  vedere cosa ci resta da sprecare prima dell’Apocalisse.

Ole Blue Boy