Non era difficile immaginare che l’omonimo primo disco dei Big Red Machine, progetto collettivista tra Justin Vernon e Aaron Dessner, potesse avere un seguito. E infatti, ecco qua “How Long Do You Think It’s Gonna Last?”, secondo episodio della collaborazione tra il titolare di casa Bon Iver e il chitarrista dei The National.

Se il primo lavoro aveva messo in mostra un’intesa delle più interessanti tra i due musicisti e il campo da gioco era stato soprattutto quello dell’indietronica, in cui Vernon disegnava perimetri e Dessner tracciava diagonali, questo capitolo presenta invece un lavoro molto più particolareggiato e curato, dove la forma-canzone si fonde alla resa emozionale di ogni singolo passaggio.

È un folk dettagliato e intimo, a tratti dalla livrea country, fine quanto accorato. Dessner non ha problemi a fare sovente un passo indietro e a tratteggiare dalle retrovie, lasciando la prima linea a Vernon e ai vari succosi nomi che partecipano al disco, come Anaïs Mitchell nella delicata apertura di Letter Days e in Phoenix, dove ad arricchire il reparto arrivano pure i Fleet Foxes. C’è poi l’amica Taylor Swift nella pulsante Birch e ad aumentare i battiti cardiaci con Renegade, Ilsey a orientare la brezza di Mimi, Naeem a districarsi tra le correnti di Easy To Sabotage, mentre è una parata di stelle quella che ci troviamo davanti con Sharon Van Etten, Lisa Hannigan e Shara Nova nella toccante Hutch, dedicata a Scott Hutchison dei Frightened Rabbit.

Folk dicevamo, ma con immancabili aliquote elettrolitiche e trame melodiche degne di un pop d’autore, in cui sono spesso il piano a prendere per mano i brani, gli archi a lenire le forme e il fiato degli ottoni a riempire l’aria, mai satura, sempre accogliente e a misura d’uomo. Ancora ospiti come La Force tra le venature di 8:22 am, Ben Howard e This is The Kit in June’s a River, prima della docile chiusura affidata ai rintocchi di New Auburn, dove è ancora Anaïs Mitchell a impreziosire il piatto.

Con “How Long Do You Think It’s Gonna Last?” i Big Red Machine ci regalano un ampio minutaggio di attraente forma e deliziosa sostanza, del quale non possiamo che render grazie e farne buon uso.

Anban