Eccoci con un nuovo appuntamento di Musica Aumentata, la nostra rubrica che partendo da una canzone distende su queste pagine un raccontino. Nulla di pretenzioso, s’intende. Ci piacerebbe vedervi con i piedi a penzoloni su qualche muretto e osservarvi di nascosto mentre muovete le dita per scorrere questa paginetta. Tutto qui.

Torniamo in Italia, con un gruppo storico del panorama indipendente. I Massimo Volume non hanno bisogno di grandi presentazioni: dopo sei anni di attesa a gennaio è uscito il nuovo album Il nuotatore, di cui fa parte la traccia La ditta di acqua minerale.

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Difficile riuscire a espandere il mondo creato dai testi di Emidio Clementi, noi lasciamo giudicare a voi se l’operazione è riuscita: buon ascolto, e buona lettura.

L’essenziale

Poteva andare molto peggio. Non so perché mi aspettavo un lavoro umiliante, tipo passare il giorno a fare fotocopie, a portare in giro faldoni pieni di documenti. Invece il lavoro è noioso, ma non pesante, e adesso per forza di cose ho meno responsabilità.
Mi sento più leggero.
Temevo il modo in cui mi avrebbero accolto i colleghi, ma sono gentili e disponibili. Scherziamo insieme davanti alla macchinetta del caffè, quando siamo in pausa, ridono alle mie battute e sono risate sincere. C’è una bella aria di cameratismo.
Ammetto di sentirmi in imbarazzo, a volte.
Sono stato moralmente deprecabile. Giocarsi la ditta a quel modo, con una moglie a casa, santa donna, e rischiando di far perdere il posto a tutti. Ma a loro questo sembra non pesare, i cambiamenti sono stati lievi dopo che mi hanno buttato fuori dalla mia azienda. Dopo che mi sono buttato fuori.
In fondo ero un buon principale, e a volte la gente non dimentica il bene che si è fatto. A volte succede.
Ho molto più tempo per me adesso. Faccio le mie otto ore, a volte qualche straordinario, e una volta arrivato a casa niente più pensieri. Passo le serate a casa parlando con mia moglie, santa donna che ha deciso di restarmi accanto nonostante tutto, non la sentivo ridere da chissà quanto tempo. Leggo molto, ogni tanto passo al bar, vedo qualche partita con gli altri avventori.
Passano di lì anche quelli da cui mi sono lasciato rubare tutto, complici una donna di cuori ed un re di picche. Non ci salutiamo, giusto un cenno del capo per dimostrare di esserci riconosciuti, ma niente parole. Da queste parti funziona ancora così: tutti sanno, ma nessuno deve dirlo apertamente.
Li ringrazio. Lo ignorano, lo ignora mia moglie, a volte fingo d’ignorarlo anche io, ma dentro di me sono grato per tutto questo.
Ho passato una vita a rischiare, con l’ansia che mi svegliava nel cuore della notte. Al gioco andavo avanti finché non avevo recuperato tutto quello che avevo perso, fino a quando non ci avevo provato fino all’ultimo. Poi ricominciavo. Ma non vedevo davvero il fondo del baratro, credevo solamente di averlo scorto.
Così, quando tutto ciò che più temevo al mondo è successo, mi sono accorto che era meno peggio di quel che credessi. Che potevo smetterla di avere paura.
Ora ho meno cose, ma bastano. Non avrei mai creduto di poter pronunciare queste parole, ma sono felice. Forse il destino è nel nome, e io che porto quello di un apostolo, infarcito mio malgrado di morale e cristianità, non potevo che trovarmi ricco limitandomi all’essenziale.

a cura di Stefano Ficagna 

La band ha già annunciato le date estive del tour, qui potete prendere i biglietti